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Tag: Racconti Erotici e Storie Personali

Trasgressioni a Ferragosto parte 2

Trasgressioni a ferragosto (SECONDA PARTE DI DUE)

Dopo circa un’ora, mentre il silenzio ovattato del villino era rotto solo dal frinire ostinato delle cicale e dal ronzio monotono del ventilatore, Marina sentì bussare alla porta.
Si alzò lentamente, stanca per il caldo che avvolgeva ogni cosa, e andò ad aprire.
Elio era lì, in piedi sull’uscio, con lo sguardo fisso nei suoi occhi, intenso, quasi a voler scavare dentro di lei.
«Tu mi devi un pranzo,» disse, con voce calma ma ferma, quasi fosse una sentenza.
Poi, all’improvviso, il gelo di quella serietà si sciolse in un sorriso disarmante.
«Dopotutto,» aggiunse con un’aria complice, «i giocattolini sono sottovalutati. Usami pure, ok? Lo so… resistermi è un’impresa.»
Marina gli mise una mano dietro la nuca, lo attirò a sé e lo baciò. Il bacio fu rapido a trasformarsi in qualcosa di più: le lingue che si cercavano, i corpi che si avvicinavano fin quasi a fondersi.
Si ritrovarono a spogliarsi lungo il corridoio, disseminando gli abiti sul pavimento, spia del loro desiderio non più celato. Le mani di Elio esploravano ogni curva, la bocca scivolava dal collo al petto, indugiando sui capezzoli tesi, mentre lei gemeva piano, le dita intrecciate tra i suoi capelli, il corpo che si arcuava ad ogni carezza, ad ogni colpo di lingua, finché il piacere le attraversò la schiena come un’onda lunga.
Sul divano, sul tappeto, contro la parete: ogni passo era un invito, e ogni carezza bruciava più del sole di agosto.

Quando la spinse sul letto, lei lo accolse senza esitazione. Entrò in lei con un movimento lento, profondo, che la fece sussultare e affondare le dita nei suoi fianchi. I loro corpi trovarono subito un ritmo, lento all’inizio, poi via via più veloce e affamato. Ogni spinta li avvicinava di più al punto di rottura.
Marina lo fissava negli occhi, le labbra socchiuse in un respiro irregolare, finché il piacere le esplose dentro, facendole stringere le gambe attorno ai suoi fianchi e gemere forte. Sentendo il suo corpo fremere sotto di sé, Elio cedette alla stessa marea, ansimando il suo nome, e venne su di lei, lasciando colare il caldo sperma sul suo ventre e tra le sue cosce.
Restarono così, abbracciati e ansanti, mentre il sudore si raffreddava lentamente sulla pelle. Elio le sfiorò il viso con le labbra, un bacio leggero dopo la tempesta, prima di rotolare di lato. Continuò a cercarla con le dita, con lo sguardo, tentando invano di comporre parole intere, ancora avviluppato in quel piacere che gli inceppava il fiato e i pensieri.
«Sì, è stato bellissimo Elio…» e poi avvicinandosi come se stesse per sussurrargli qualcosa di romantico, aggiunse: «Però prima che me ne vada, un po’ di sano sesso orale lo facciamo eh!» e gli stampò un bacio sulle labbra. Elio sgranò gli occhi per prenderla in giro e ritrovò le parole.
«Una brava ragazza come te vuole leccata la figa e vuole farmi addirittura un pompino con ingoio?»
«Non ho detto anche “ingoio”, ma sì.»
«Quanto sei porca!»
«Tanto, a dire il vero, ma adesso corri dai tuoi amici o ti daranno per disperso.»
Si rivestirono con calma, invece, ancora sorridenti e stanchi.
«Tu mi distruggi fisicamente, meno male che domenica vai via.»
«Infatti. Meglio per te.» Si diedero un ultimo bacio sulla porta e lui le strizzò le tette. «Porco. Ah, Elio. Il classico bagno di mezzanotte, lo farete?» chiese Marina, mordendosi appena il labbro.
Elio la guardò con un mezzo sorriso. «Io sono lombardo doc…col mare non ho nulla di “classico”.»
Lei si avvicinò, provocante, piegando appena il capo. «Un peccato…perché la tradizione vuole che si faccia completamente nudi.» Lui rise piano. «Solo per la tradizione, eh?»
«Solo per quella» ribatté lei, sarcastica e maliziosa.

L’appuntamento per rispettare insieme l’antico rito era stato fissato alle 23:30 ma alle 23 in punto Elio era già di nuovo davanti alla sua porta. Camminavano verso la spiaggia, il passo leggero, senza fretta. Le mani si cercarono, le dita si intrecciarono con naturalezza. Ogni tanto uno sguardo, un sorriso silente, mentre il mare, placido, li accompagnava con una melodia dettata dal lento rovinare delle onde sulla riva.
Lo scoccare della mezzanotte li trovò vicini, iniziarono a spogliarsi lentamente l’uno con l’altro. Ogni gesto era un fremito, una promessa d’estasi a cui entrambi bramavano di tenere fede. Nell’acqua, ogni passo rompeva il velluto del mare, e spruzzi d’argento alla luce della luna, si infrangevano sui loro corpi caldi, nudi. Lui la attirò a sé, la voglia saliva, il membro penetrò in Marina, le mani su quel culo che tanto gli piaceva. Le labbra si incontrarono in un bacio più urgente, e la notte di Ferragosto li avvolse, cancellando ogni altra cosa.
Uscirono dall’acqua gocciolanti, Marina gli prese la mano e lo trascinò al villino. Chiusero la porta alle loro spalle e, senza asciugarsi, si lasciarono cadere sul divano. Lo fissò con uno sguardo velato di lussuria, con un sorriso lento che le piegò le labbra mentre si lasciava scivolare in ginocchio; le mani percorsero le cosce bagnate prima di accogliere in bocca il suo cazzo con movimenti misurati e profondi, sempre più profondi. Elio gettò la testa all’indietro, un gemito basso che la fece sorridere. Lo leccò per bene, sotto alla cappella, quella parte che le piaceva così tanto, e lo guardò per spiare le reazioni sul suo viso. Quando lui provò a tirarla su, lei lo riprese ingorda e strinse ancor più con le labbra quel grande membro, continuando finché lo sentì irrigidirsi, le vene pulsare sotto la sua lingua e venne, venne forte, ansimando il suo nome, e Marina accolse tutto, fino in gola. Si fece sollevare, adesso sì, gli si sedette addosso e poggiò la testa sul petto ancora palpitante di Elio. «Ora mi riprendo eh.»
«Tranquillo, non c’è fretta. Elio…» sussurrò con voce dolcissima.
«Sì?»
«Cosa ne pensi del sesso anale invece?» sorridendo.
«Amore, sei una troia!» e risero insieme dell’apparente dissonanza di quelle due nuove parole.

Al mattino il telefono di Marina vibrava senza sosta sul tavolo in cucina.
«Ma se non rispondi a Mister Tempismo…cosa fa, manda giù i caschi blu?» ironizzò Elio, aggrovigliato a Marina nel lettone dove avevano passato insieme tutta la notte.
Marina lo baciò per zittirlo, ridendo. Giocarono, lei lo bloccò sotto di sé colpendolo ripetutamente coi suoi seni sul viso e intimandogli nuovamente di fare silenzio. «Signorina Marina, guardi che lei sta rischiando che la mia furia si abbatta sul suo culetto. Com’era quella cosa del sesso anale?» Fu allora che sentirono una voce: «Mariiii?»
Era Danila, rientrata in anticipo per farle una sorpresa. Marina ebbe appena il tempo di scavallare da Elio, lasciando il suo membro visibilmente eretto puntare il soffitto. Danila entrò nella stanza, restò ferma qualche secondo, mentre Marina fece prendeva il vestito dalla sedia e lo strinse contro il petto; a Elio, invece, non rimase che coprirsi con una mano.
«Ah.» Poi, con un mezzo sorriso, Danila aggiunse: «Ehm…non sono mai stata brava a fare le sorprese, continuate pure.» Richiuse la porta alle sue spalle. Marina ed Elio si guardarono impietriti. Poi lui disse: «Ma ha davvero detto “continuate pure”?» e scoppiarono insieme in una risata sommessa. Marina tornò subito seria e lo invitò a vestirsi. Lui ribatté che, poche ore prima, una certa ninfomane glieli aveva già sfilati in cucina. Marina infilò il vestitino ed uscì.

Trovò Danila in cucina, intenta a scrivere al telefono. «Stavo rispondendo ad Andrea, un attimo. “Sì, sì, è ce l’ha più grosso del tuo”. Non si capacita» scherzando, poi aggiunge «forse il tuo amico ha dimenticato qualcosa.» Le indicò i vestiti ordinatamente ripiegati sulla sedia. «Le mutande però no, quelle non me la sono sentita di raccoglierle.»
Marina ringraziò, aprì distrattamente la porta della camera e, senza nemmeno guardare, lanciò tutto addosso a Elio. «Che modi sono?» rise lui.
Dopo qualche scambio reciproco di scuse e battute, Danila dichiarò che aveva proprio bisogno di farsi una doccia. Marina bussò alla porta della camera da letto. «Puoi uscire» disse, aprendo appena uno spiraglio. Elio apparve sulla soglia con un mezzo sorriso malizioso. «Vado a lavarmi le mani…visto che le ho messe in certi posti.»
«Ok.» rispose lei distratta, ma un istante dopo spalancò gli occhi. «Nooo, aspetta!»
Troppo tardi. Elio aveva già aperto la porta del bagno. Dentro, Danila era chinata, intenta a sfilarsi la gonna.
«Oh, scusa, scusa!» disse Elio, ritraendosi di colpo e richiudendo la porta. Dal bagno arrivò la voce di Danila, divertita: «Sei un bel ragazzo, ma le cose a tre non mi piacciono. Grazie lo stesso!» Scoppiarono a ridere.
Più tardi, Danila propose un pranzo in spiaggia, invitò anche Elio, ma il pesce siciliano lo aspettava su una bella griglia fumante e a malincuore rifiutò. «Ah, allora stasera. Dovremo pur scambiare due chiacchiere entrambi coi vestiti addosso noi due.»
Marina si confidò con l’amica, parlarono di Andrea, del loro rapporto perfetto, del dispiacere nel dover chiudere la porta a un ragazzo come Elio ma, dopotutto, lo aveva conosciuto solo tre giorni prima.
La serata scivolò leggera, tra risate e confidenze sui colleghi, ricordi di viaggi, amori passati, animali e buon cibo, fino a perdersi a parlare di modelli d’auto. C’era la smania di chi non si è ancora avuto abbastanza. Andrea sembrava distante, e non solo fisicamente, quando gli sguardi di Marina ed Elio si incrociavano, improvvisamente seri.

La mattina dopo, appuntamento all’alba in spiaggia. L’acqua era fredda e trasparente. Giocavano, parlavano, si inseguivano. Poi Elio l’abbracciò: «Potrei innamorarmi follemente di una persona come te.» Un fremito le attraversò il corpo, ma soffocò i pensieri e lo baciò, un bacio dolce e breve, dietro cui si celava la tristezza di dovergli chiudere quella porta.
Il giorno passò tra momenti con Danila e attimi rubati da soli. Ma, durante il pranzo insieme, Andrea chiamò. Marina rispose. Elio distolse lo sguardo, malinconico. Danila, con la sua solita ironia, disse: «Prima o poi dovrete parlare dell’elefante nella stanza…e non sto dicendo che Andrea sia grasso eh. Che poi come animale al momento è più simile a un cervo.»
Marina la fulminò con lo sguardo, ribadì che non avrebbe lasciato Andrea e che Elio ne era informato, e lui sorrise amaramente: «Sì, consapevole di essere stato solo un passatempo di Ferragosto.» Danila smorzò: «Però che bel passatempo…guarda che bonazzo!»
Elio comunicò che aveva deciso di lasciarle del tempo per restare con l’amica, che si sarebbero salutati l’indomani, per sempre, prima della partenza di Marina. Marina non gradì, ma capì. Anche Danila tentò di dissuaderlo, dicendogli che le cose belle vanno vissute fino alla fine. Elio fu irremovibile. O quasi.
Ore dopo, mentre le due amiche gustavano un gelato in terrazzo, Marina vide in lontananza una figura familiare.
«Che mi è saltato in mente di venire in Sicilia con sto caldo? Dovevo andare in Alaska!» disse lui scherzando. Marina replicò che era ancora in tempo. «Eh, forse domani…oggi me la godo con una splendida fanciulla che domani va via, ho deciso di seguire il consiglio di una vecchia saggia.» Danila lo punzecchiò: «Vecchia a chi?» e sparì.
Elio baciò Marina. «Non è giusto che sia sempre io a venire da te però. Se mi fai dare una leccata ti perdono. Al gelato, sciocchina!»
L’ultima notte insieme fu intensa, ma stavolta i sospiri e i gemiti furono più cauti, quasi pudichi, come se il desiderio avesse imparato a parlare sottovoce. Dopo aver fatto l’amore, lui giocò le sue ultime carte: «E se fossi io l’uomo per te e non Mister Tempismo? Sicura che non vuoi essere convinta?» Marina sorrise, gli disse che gli sarebbe mancato, ma non aggiunse altro.
La mattina, Danila la accompagnò all’aeroporto. Dall’altra parte dell’Italia, Andrea la accolse con un bacio, ma il sapore non era lo stesso, pensò Marina.

La domenica seguente anche Elio fece ritorno al Nord. Il lunedì, già immerso nella routine, uscì dall’ufficio borbottando contro qualche collega insopportabile. Con lo sguardo fisso sul cellulare, stava per avvisare sua madre che non sarebbe passato da casa. Poi alzò gli occhi: Marina era lì, appoggiata con disinvoltura alla sua macchina.
«Tu sei matta!» le disse, lasciando affiorare un sorriso.
Lei sorrise: «Stavolta sono venuta io, vedi?» Lo baciò. «Convincimi che sei tu.»
«Marina…» dolcemente.
«Sì?»
«Com’era quella storia dell’anale? Dici che si può fare anche qui?» indicando con lo sguardo i sedili della sua auto.
«Sei proprio stupido.»
«E la mia autostima continua a salire…»
«Bene, ora pensiamo a lui allora.»

Fine

Martina

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Trasgressioni a Ferragosto parte 1

Trasgressioni a ferragosto (PRIMA PARTE DI DUE)

L’aeroporto Falcone-Borsellino era un brulicare di trolley trascinati di fretta, annunci all’altoparlante e odore di caffè bruciacchiato. Marina camminava tra la folla con il telefono stretto in mano, il pollice che saltava veloce da una chat all’altra.
Appena atterrata, amore — inviò ad Andrea.
Sei arrivata? Io sì — scrisse all’amica Danila, che se ne stava in giro per Parigi.
Troppo concentrata sullo schermo, non si accorse dell’uomo davanti a sé. Ci sbatté contro, il seno urtò contro le sue spalle.
«Scusami» disse d’istinto. Lui si voltò di scatto, lo sguardo rapido, quasi automatico, scese sul décolleté. «No ma figurati…è la prima volta che mi piace un tamponamento».
Marina colse l’occhiata e sbuffò, roteando gli occhi al cielo. Non aggiunse altro e lo superò, diretta verso l’uscita.

Il taxi la lasciò davanti al cancello bianco del villino di Danila, a Cefalù. Il sole era già alto, e il vestitino corto e scollato che indossava le aderiva leggermente alla pelle per via dell’umidità.
Recuperate le chiavi dal vicino indicato dall’amica, entrò.
Dentro, il villino era caldo e silenzioso. Sul tavolo dell’ingresso, un biglietto: Divertiti…ma non con il vicino, che è sposato. La calligrafia tonda e un piccolo cuoricino a fine frase erano tipici di Danila.
Marina sorrise tra sé, lasciò il trolley e iniziò ad abbassare le spalline del vestito mentre si avviava verso una tanto agognata doccia. Il tessuto le scivolò giù dai fianchi, rivelando la pelle già leggermente dorata. Il vestito le si impigliò ai tacchi — la solita pasticciona — e si piegò per slacciare le cinghiette delle scarpe, che lanciò vicino a sé per poi far fare un lungo volo al vestitino. Un passo dopo l’altro, si liberò anche delle mutandine che lasciò cadere vicino alla porta del bagno.

Aprì l’acqua fredda della doccia: il primo getto colpì il seno, facendole contrarre i capezzoli. Rimase immobile per un istante, respirando piano, lasciando che il fresco si diffondesse dalla pelle all’interno del corpo. Passò le mani sul collo, risalendo alla nuca, poi scese lentamente lungo i fianchi, seguendo la curva dei glutei e lasciando che le dita si insinuassero appena tra le cosce.
Le gocce le accarezzavano il ventre e si infrangevano contro il monte di Venere, per poi scivolare giù tra le gambe, unite e rilassate. Sciolse i lunghi capelli che, bagnati, aderirono alla schiena, scivolando come una seta pesante fino a sfiorarle le natiche. Inclinò il capo all’indietro, lasciando che l’acqua le lambisse le labbra socchiuse e si mescolasse al respiro caldo che le usciva dalla bocca.
Insaponò lentamente i seni, giocò con movimenti circolari, facendo scivolare la schiuma intorno ai capezzoli turgidi e indugiando su di essi finché abbandonò il destro per far scorrere la mano verso il ventre, superandolo e continuando oltre, proprio lì, dove il calore e il fresco si incontrarono in un brivido. Chiuse gli occhi, inspirando a fondo quell’aria densa di mare, sentendo il cuore batterle lento ma forte, assaporando il piccolo paradiso nato dal contrasto tra l’acqua fredda e la pelle ardente.

La mattina seguente, seduta su una sdraio con un libro aperto fra le mani, Marina stava già perdendosi tra le righe quando un’ombra si allungò sulla pagina. Sollevò appena lo sguardo, infastidita dal cambiamento di luce: c’era una figura che osservava la copertina. Poi sentì quella voce maschile, calda e vagamente ironica, rompere il silenzio.
«Se è interessante come la copertina…quasi quasi vado a vedere il film appena esce.»
Alzò lo sguardo, gli occhi azzurri che lo fissavano da sopra gli occhiali da sole.
«Ti dispiace?» gli disse Marina tornando subito al libro, infastidita dall’ennesimo disturbatore.
«Dispiace un po’ alla mia autostima. Non ti ricordi di me?»
Lei sollevò di nuovo lo sguardo, abbassò gli occhiali da sole e sì, lo riconobbe.
«Ma certo!» sorrise sarcasticamente. «Sei il tizio che ama guardare le tette delle sconosciute all’aeroporto.»
«Sì, e anche al mare» e di nuovo lo sguardo fece capolino sul seno procace su cui poggiava un sottile filo dei capelli neri di Marina, «però puoi chiamarmi Elio, per abbreviare lo dico. Metti che stai affogando, se devi star lì a gridare “aiutami tizio che ama guardare le tette alle sconosciute in aeroporto e al mare”, capisci bene che rischi la vita, anche perché io perdo pure il mio tempo a indossare i braccioli, il salvagente…»
Finalmente Elio riuscì a strapparle un sorriso. E non fu certo l’ultimo che Marina, in quelle ore, gli restituì.

Il resto della giornata lo passarono insieme, tra tuffi in mare e giochi in acqua, tra un gelato e una granita, la complicità tra i due cresceva di ora in ora, semplicemente, alternando sberleffi a veloci aneddoti delle proprie vite.
Dopo cena lo rivide al chiosco, con due birre in mano. Gliene porse una senza chiedere. Era con degli amici, ma, stranamente, con loro parlò poco, le sue attenzioni erano tutte dirette verso Marina che stava giocando col cagnolino di un’amica che l’aveva raggiunta. Anche lei lo controllava a distanza, ogni tanto, attenta a non farsi scoprire.
Quando tornò al villino, Marina passò la lingua sulle labbra come se volesse ricercare ancora il sapore della birra offerta da Elio. Sorrise. E se ne accorse.

I due si cercarono la mattina successiva, si trovarono. La spiaggia era ben viva nutrita di voci e risate.
Marina stava all’ombra dell’ombrellone, un libro in mano, quando Elio, appena uscito dall’acqua, le passò davanti e, senza preavviso, si scosse i capelli bagnati proprio sopra di lei.
«Ehi!» protestò, stringendo il libro per non bagnarlo.
«Ops…» fece lui, con un sorrisetto che non lasciava spazio a dubbi sul fatto che fosse un gesto calcolato. Si sedette accanto a lei, ancora gocciolante, e lasciò che lo sguardo scivolasse con disinvoltura verso il costume di Marina, uno spettacolo per i suoi occhi ingordi.
«Ma sicuro che i tuoi amici non sentano troppo la tua mancanza? Sentiti libero di andare a infastidire anche loro, eh.»
«Ti ignoro perché so che mi adori. Oh, ma lo sai che domani a pranzo con i miei amici ci facciamo una bella grigliata di pesce siciliano? Finalmente!» disse, allargando le braccia come se stesse annunciando un evento memorabile. «Non vedevo l’ora.»
Poi, inclinando la testa verso di lei, aggiunse: «Avevo pure pensato di invitare una siciliana…ma ne conosco solo una, ed è antipatica.»
Marina, senza alzare lo sguardo dal libro, replicò con finto distacco: «Quella siciliana lì, oltre a essere antipatica, è pure vegetariana. Quindi, secondo me, non avrebbe accettato.»
Elio rise. «Pure vegetariana? Meno male che è carina, guarda…perché i difetti li ha tutti.»
«Aspetta, aspetta…devo segnare sul diario che mi hai fatto un complimento» disse lei, voltandosi verso di lui con un mezzo sorriso. Posò il libro accanto a sé, poi si girò lentamente, lasciando che il sole le accarezzasse la schiena. Piegò un braccio sotto il viso, facendo scivolare i capelli su un lato, e slacciò piano il laccetto del costume, liberando la pelle alla luce. Corrucciò lo sguardo, scherzosamente. «Per celebrarlo, a pranzo potrei persino cucinare qualcosa per te. A tuo rischio e pericolo, ovvio.»
Gli occhi di Elio seguirono il movimento, soffermandosi sul sedere pieno e dorato dal sole. Un lampo malizioso gli attraversò lo sguardo. «Beh, se me lo chiedi così…accetto la sfida, ma se muoio, dico a tutti che è colpa tua.»
Andarono insieme a comprare il necessario. Tra i banchi affollati, una venditrice sorrise a Elio, indicando le cassette di pomodori. «Alla sua fidanzata diamo i pachino o i datterini?» Marina trattenne un sorriso, fingendo di concentrarsi sulla scelta di altro. «Pachino, grazie.» Elio le lanciò uno sguardo di traverso, ma non replicò.

Arrivati al villino, Marina si mise subito ai fornelli. Elio la osservava muoversi canticchiando, con i capelli raccolti, il costume ancora addosso e quella gonna così aderente che disegnava il suo culo alla perfezione.
«Se continui a muoverti così, rischi di farmi venire certe voglie» mormorò lui.
«Parliamo ancora del pranzo?» ribatté lei, voltandosi appena con un sorriso sornione. Riempì di nascosto un cucchiaio con del couscous e glielo lanciò addosso. Lui la guardò storto ma lei continuò a provocarlo «non avevi fame scusa?»
Lui prese un pomodoro, si avvicinò con calma dietro di lei, le mise la mano sotto il mento e lo strizzò proprio in mezzo ai seni.
«Visto che ti piacciono così tanto i Pechino.»
Lei lo corresse: «Pachino!» fingendosi scandalizzata dal gesto. Lui mosse ancora il pomodoro sulla spalla nuda di Marina e cominciò ad assaggiarlo dal suo corpo. «In effetti è molto buono.»
Strofinando il proprio bacino verso quello di Elio, Marina si girò e aggiunse «e adesso chi pulisce qui?» indicando con gli occhi le strisce e gli schizzi del pomodoro sulla sua pelle. Lui scostò col dito il costume e iniziò a leccarla. «Proprio lì era pulito, Elio» con un rimprovero scherzoso. Spostò con la mano la testa di Elio, lui scivolò con la lingua sul suo collo le afferrò la vita, la guardò per qualche secondo e le disse: «Hai ragione, sono un cafone, assaggia anche tu» e le baciò le labbra mentre il suo membro sempre più gonfio poggiava tra le cosce di Marina. I due si baciarono a lungo, le mani di lui passeggiarono sotto alla gonna di Marina, arrivando a stringerle quel bel sederino su cui tanto aveva fantasticato in quei giorni. Quando la bocca di lui scese di nuovo sul collo, Marina fece scivolare le sue mani sotto la maglietta di Elio, accarezzandogli la schiena possente, fino alle spalle.
«Ti voglio», le sussurrò all’orecchio. Lei camminò col corpo aderente al suo, spingendolo contro il tavolo da pranzo, gli sfilò la maglietta, portò la testa di lui più giù e gli permise, stavolta, di leccarla, liberamente.
«Dimmi che non hai messo una zucchina nei pantaloni» disse lei scendendo a toccare Elio in mezzo alle gambe.
«Ho un cazzo lì, va bene lo stesso? Ed è tutto per te. E sta diventando durissimo».
Continuarono a sentire la loro voglia, stretti, sudati. Lui sollevò le cosce di Marina attorno a sé, e stretti così la fece sedere sul tavolo.
Il respiro di entrambi si fece più veloce, i corpi ancor più vicini…in una danza di continuo cercarsi e scontrarsi.
Poi, sul tavolo, il telefono di Marina vibrò. Entrambi si girarono. Lo schermo illuminato mostrava due parole: Amore mio.
Elio cambiò espressione. Marina lo guardò, ma prese il telefono e rispose. «Andre…posso chiamarti dopo?»
Elio intanto aveva già raccolto la sua maglietta e stava uscendo dalla porta. Marina, chiuse con Andrea inventando una scusa. Gli gridò di aspettare, ma Elio non lo fece.
Gli corse dietro. Lo chiamò per nome, lui si fermò, attese che lei gli si mettesse davanti e le disse: «Guarda, non voglio essere il giocattolino di nessuno.»
«Hai ragione…avrei dovuto dirtelo.»
«Da quanto state insieme?»
«Quasi due anni e mezzo. Viviamo insieme in realtà.»
Il disprezzo negli occhi di Elio fu netto. La dribblò e andò via.

Martina

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Luxury short stories: vita da padrona

Luxury short stories: vita da padrona

Eccomi finalmente a casa dopo un estenuante pomeriggio di shopping. Butto tutte le borsine sul divano tranne una: il mio autoregalo. Tolgo gli stivali e li lascio disordinatamente nel corridoio prima di entrare in camera.

Mi siedo sul bordo del letto ed estraggo il contenuto dal sacchettino: è ricoperto da una velina profumata che scarto con impazienza! Bello, bellissimo il mio nuovo completino intimo!!
È composto da reggiseno, perizoma e reggicalze di pizzo nero decorato da piccoli Swarovski. Non vedo l’ora di vedere come mi sta quindi tolgo il giubbino e sfilo il vestito di velluto.
Mi metto davanti allo specchio e, guardando il mio riflesso compiaciuta, tiro via la lingerie che stavo indossando e la sostituisco con il mio nuovo acquisto, aggancio il reggicalze alle autoreggenti che già portavo e voilà, sono pronta!

È stupendo, mi sta a pennello e comincio a fantasticare sull’effetto che farà a chi me lo vedrà addosso e, visto che il solo pensiero mi eccita, inizio a toccarmi.
Comincio dal seno soffermandomi con i polpastrelli sui capezzoli, disegno piccoli movimenti circolari, poi scendo tra le gambe e mi accarezzo da sopra le mutandine.
Sono così bagnata che decido di sdraiarmi sul letto. Ora le dita scivolano sotto il tessuto per stuzzicare il clitoride e per entrare nella mia fighetta calda. Le muovo velocemente su e giù fino a raggiungere l’orgasmo.

Ho ancora il respiro accelerato quando una voce mi riporta alla realtà. “Padrona”. Mi ero completamente dimenticata della sua presenza.
“Schifoso guastafeste, mettiti in ginocchio ai miei piedi e leccali. Non osare guardarmi o ti schiaccio quella faccia di merda che ti ritrovi”.
Mi siedo sul bordo del letto per permettergli di eseguire il mio ordine.
“Allora… Ti eccita guardarmi vestita così vero? Guarda che muso da cane affamato, sei patetico! E sai qual è la cosa più divertente? Che potresti supplicarmi per ore, potresti essere l’ultimo uomo sulla faccia della terra e comunque non me ne fregherebbe niente di te”.

Lo obbligo con un calcio a sdraiarsi per terra. “Giù, forza, quello è il posto dove stanno i vermi come te”. Lo osservo dall’alto, non è neanche degno di essere calpestato quindi mi limito a sfiorare il suo corpo camminando verso la porta. Mi volto e gli sibilo: “ricordati chi comanda”.

Dopo qualche minuto suona il campanello, finalmente è tornato il mio ragazzo, era proprio lui la persona alla quale stavo pensando toccandomi.
Scopiamo in salotto e…mmm quanto mi fa godere! Intanto quella nullità è costretta a sentirci, è costretta ad assistere a ciò che non potrà mai nemmeno immaginare di fare!

Clarissa 69

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La coinquilina che non sapevo di volere

Racconti erotici lesbiche: la coinquilina che non sapevo di volere

Io e Martina siamo amiche da anni, quasi dieci, e da un paio di mesi sto vivendo a casa sua mentre fanno dei lavori di ristrutturazione nella mia. Entrambe lavoriamo in smart quindi passiamo tantissimo tempo insieme e qualche volta mi è capitato di partecipare alle sue chiamate erotiche. Certo, l’ho trovato divertente, a tratti stuzzicante, ma mai avrei pensato ad un’esperienza saffica, eppure…

Sarà stato a preparare insieme le arancine, sarà stato qualche bicchiere di Marsala di troppo, sarà stata la playlist degna di un porno lesbo ma quella sera c’era qualcosa di diverso.
La partita dell’Inter ebbe inizio e noi ci accomodammo sul divano, le cosce e le braccia a contatto e i nostri sguardi che indugiavano l’una sull’altra.
“Hai mai pensato a…” disse lasciando la frase in sospeso.

Storie erotiche lesbiche – Il primo bacio tra donne

“A cosa?” domandai e lei sorridendo “a noi in un altro modo”. Le parole restarono a mezz’aria, come un sussurro erotico in una stanza ferma, nessuna delle due si mosse, forse per paura che il desiderio di intimità femminile potesse spezzare qualcosa.
Allungai la mano verso la sua coscia, un gesto apparentemente semplice ma bastò per accendere la scintilla.

Lei mi prese il polso e mi guidò sul suo corpo. “Non so ancora bene cosa voglio ma di certo so con chi” mi sussurrò all’orecchio e in quel preciso istante capii l’effetto che la sua voce aveva sulle lesbiche e sui clienti del telefono erotico: era come il ghiaccio sulla pelle d’estate, un brivido percorse la mia schiena. Volevo ancora che mi parlasse così.

Invece mi baciò, fu lento, un po’ timido ma pieno di curiosità. Non avevo mai pensato di baciare una donna ma in quel momento mi sembrò la cosa più naturale del mondo, avevo solo voglia di assaggiarla, assaggiarla dappertutto.
Il ritmo cambiò in fretta, le labbra si cercavano e le lingue si intrecciavano come se si conoscessero da sempre.
Visto che il desiderio di quel bel corpo femminile stava aumentando in modo esponenziale decisi di farmi più audace.

Coinquiline e passione – Un’esperienza saffica inaspettata

Le sfilai la maglietta e, dopo averla ammirata per qualche istante, baciai la sua pelle morbida, proprio come si legge nelle storie erotiche tra lesbiche, mmm sapeva di buono.
La leccai dal seno verso l’addome, mi bloccai sul bordo dei suoi pantaloncini sentendola tremare. Tremava, sì, ma per il desiderio.

“Ti voglio” disse, così, crudo e semplice, perché bastano due parole a trasformare una fantasia erotica in una vera e propria esperienza saffica.
Andammo in camera da letto, mi fece stendere dolcemente e si mise sopra di me. Mi sentii scoperta ma al tempo stesso bruciavo dalla voglia.
La sua lingua ha disegnato traiettorie che non dimenticherò mai e quando arrivò tra le mie cosce ogni timore svanì.

Le sue dita erano lente e sapienti, trovarono subito il mio ritmo, il mio bisogno.
E la sua bocca, dio la sua bocca, mi assaggiava come fossi stata un succulento frutto maturo e io ho gemuto il suo nome, pregandola di continuare.
Il mio corpo si muoveva al suo ritmo, senza pudore, senza vergogna e quando venni fu un’ondata travolgente.

Lei mi guardava mentre mi riprendevo e si succhiava le dita bagnate del mio piacere. “Sei bellissima così ma adesso voglio sentire cosa sai fare tu”.

Intimità femminile e relazioni lesbiche segrete

Ci scambiammo di posto, volevo riprendere da dove ero rimasta ma le sue mani affamate mi tirarono a sé, mi limitai a baciarla ma non la assecondai, volevo godermi ogni centimetro di quel bel corpo.

Scesi sui seni, morbidi e tesi, li accarezzai con la lingua poi andai più giù, verso il punto nel quale il piacere pulsava più forte. “Ti prego continua, leccami”. L’ho assaporata lentamente ma avidamente. I suoi gemiti mi guidavano, il suo corpo si arcuava sotto di me e io mi sentivo potente.
Le mie dita dentro di lei, la mia lingua su di lei e il suo respiro che accelerava. La sua intimità femminile era mia e adorai farla venire ma non contenta volli farla venire ancora. Era come una droga.

Alla fine restammo lì in silenzio, nude ed intrecciate, con le mani che ancora cercavano il contatto.
Quella notte non dormimmo, sperimentammo nuovi modi per desiderarci.
“Ma l’Inter?”

Hai mai desiderato scoprire il piacere di una voce femminile che ti capisca davvero?
Chiama Martina e lasciati guidare in una fantasia tutta al femminile: guarda nei turni e sul semaforo quando la puoi trovare.
Se invece vuoi leggere un’altra storia, lasciati andare alla fantasia con questa storia erotica con accenni lesbo (bentornato amore).

Alessia

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Chiacchiere piccanti con Serena

IL SALOTTO HOT DI LUXURYLINE: CHIACCHIERE PICCANTI CON SERENA

Intervista a Serena: il ritorno della voce che non si dimentica

Martina: Alcune voci non si dimenticano. E la protagonista di questa intervista è proprio una di quelle. Ironica, carnale, colta, diretta, è tornata su LuxuryLine dopo una lunga pausa. Col suo tono caldo e disinvolto e il mix esplosivo di energia ed erotismo ha già sedotto molti di voi. Di lei so che non si censura mai, e allora vi va di conoscerla meglio attraverso questa chiacchierata? Ecco a voi…Serena! Ciao Sere, benvenuta nel salotto hot di LuxuryLine.

Serena: Ciao a te e a tutte le persone che ci leggono.

M: Iniziamo subito con una domandina facile facile. Come e perché sei nel mondo delle linee erotiche? E nel tuo caso, aggiungo, perché poi sei andata via e soprattutto, perché sei tornata (nel senso buono eh)?

S: Ho cercato online lavoro da casa a pagamento perché era un periodo abbastanza difficile e avevo bisogno di una distrazione e qualche soldo in più. E ho trovato casa. Sono andata via perché purtroppo negli anni ho conosciuto una persona sbagliata, che mi ha risucchiata nel suo buco narcisista e manipolatore e mi ha convinta che non potevo assolutamente lavorare in una linea così per rispetto al mio onore. Cavolate! Il giorno dopo che l’ho lasciato ho ricontattato la responsabile scusandomi per l’abbandono di anni prima e chiedendo se fosse possibile riavere il mio posto, perché tutto ciò mi mancava.

M: Beh, perdonami il gioco di parole, è un onore riaverti qui! Qual è la cosa che trovi più divertente di una linea erotica?

S: Ci sono alcune fantasie che ho scoperto grazie alle persone che chiamano e ogni tanto quando le metto in pratica, rido.

M: Sarà contento il tuo partner quando gli ridi in faccia!
Ricordi ancora la prima chiamata a LuxuryLine? È stato un battesimo di fuoco o “soft”?

S: É stata divertente. Ero in giro, per un’emergenza, stavo mettendo la benzina, il benzinaio mi guarda e mi chiede: “quanto faccio?” e io per rispondere sia a lui che al cliente al telefono dissi: “metti dentro tutto e pompa”. 

M: Sono morta dal ridere.

S: È stata sicuramente indimenticabile.

M: In tema di cose che non si dimenticano, c’è un personaggio letterario in cui ti ritrovi?

S: Madame Bovary, perché come lei condanno apertamente quelli che per me sono gli aspetti più deleteri del Romanticismo e cioè la tendenza a evadere la realtà privilegiando l’illusione, quando la realtà è inadeguata.

M: E invece ti faccio evadere un attimo: se, nella realtà, potessi scegliere di essere una supereroina, chi saresti e perchè?

S: Vorrei essere Wonder Woman solo per la possibilità di non ammalarsi mai, sono una persona molto ipocondriaca.
L’ipocondria è il mio blocco più grande, mi fa andare in ansia e di paura. Questo é molto invalidante nella mia vita.

M: Però, se posso permettermi, ti conosco come una ragazza tosta. Immagino che avrai le tue tecniche per supportarti. Anche i nostri Utenti aiutano?

S: Il mio aiuto é la 4-7-8, una tecnica di respirazione. Appena sento che il panico sta per arrivare inspiro 4 secondi, trattengo 7 e butto fuori 8 secondi. E gli utenti sì, mi aiutano, soprattutto se rischio di soffocare durante un rapporto orale. (ride)

M: Ti amo. (rido anch’io raga’)
Hai qualche paura, qualche fobia, a che ci siamo?

S: Molte. Moltissime. Quanto tempo hai?

M: Va bene, te ne suggerisco una io e vediamo se l’hai provata. Ti è mai capitato di fare sesso con la paura di essere scoperta?

S: Non ho paura di essere scoperta, anzi la trovo una cosa super eccitante.

M: In generale, c’è un posto singolare dove lo hai fatto e/o dove ti piacerebbe farlo?

S: L’ho fatto nella sala ristoro dove mangiano i miei colleghi a lavoro.

M: Ti chiederei maggiori dettagli ma lascio ai lettori il piacere di scoprirli chiamandoti.
Oltre che coi nostri amici sulla linea, guardi spesso porno da sola o con eventuale partner?

S: Assolutamente, ovvio.

M: Hai un genere preferito o saltelli un po’?

S: Medical, lesbo e orgia.

M: Restiamo in tema sesso. La cosa che più ti irrita che faccia l’eventuale partner?

S: Chiedere con insistenza sesso anale. Non apprezzo.

M: Non apprezzi l’anale o le richieste “martellanti”?

S: Le richieste martellanti. Ma qui ho risposto in modo troppo personale credo, perché il mio ex era uno schifoso di merda quindi mi é venuto di istinto. Comunque mettiamo le richieste martellanti e quelle che provocano dolore, perché sono convinta che il sesso non debba fare male.

M: E se l’eventuale partner dovesse “sbagliare”, glielo diresti?

S: Sì, non sono una che si tiene niente in gola.

M: Eviterò di fare battute scontate. E ti è mai capitato che qualcuno si sia sentito “offeso” dalle tue osservazioni? Anche qui in linea?

S: Assolutamente sì. C’è qualcuno che non vuole che “fingi” ma si arrabbia quando sei estremamente onesta.

M: Eheh e lì ti verrebbe da… Ti piacciono le parolacce? Quella che ti scappa più spesso? Non per forza mentre sessi eh.

S: Mi scappano tante parolacce e tante bestemmie. Quasi sempre porca troia, puttana ladra e p**** Dio.

M: Parlando invece in generale di Serena come compagna di letto, quali aggettivi useresti?

S: Divertente, leggendaria, erotica.

M: E oltre all’essere molto umile (hihi), nella vita quotidiana invece com’è Serena? Ti riconosci pregi o difetti che spiccano?

S: (sorride) Tantissimi. Un pregio è che sono sincera, non mento mai, non dico bugie, anche perché la mia faccia parla. Questo ti dirò è proprio uno dei miei più grandi difetti: non sapendo controllare le espressioni facciali, spesso mi metto nei casini!

M: Non menti mai a parte quando dici che non mi sopporti, giusto?

S: (ride) Che stupida! Se mi conoscessi dal vivo…

M: Chissà, prima o poi magari avrò anche questo onore!
Come ricorderai, al telefono invece ci è capitato di orgiare insieme, e lì ho scoperto la tua passione per le scarpe. Facci qualche esempio di mise per uscire in contesti variegati, dalla testa ai piedi appunto: uscita con amici, primo appuntamento, supermercato. Fai tu.

S: Oh sì, adoro le scarpe!! Ne ho più di 100 paia di tutti i tipi (in questo preciso momento ne ho appena comprato un altro online). Allora…
Amici: mocassino con tacchetto, jeans e top croppato e giacca.
Primo appuntamento: abito nero con schiena scoperta accollato, intimo di pizzo nero senza reggiseno, scarpa tacco 12 di vernice nera e suola rossa.
Supermercato: jeans, canotta, scarpe da tennis.

M: E chissà dal benzinaio!!
Che voto daresti a Serena da 1 a 10 nei diversi ambiti della tua vita? Anzi no, fatti una recensione, vai!

S: Serena è un’anima particolare: rigida su alcuni argomenti e super flessibile su molti altri; dà estrema importanza ai rapporti personali e alla persona come essere umano; ama il sesso in ogni sua piccola sfumatura ed è sempre curiosa nello scoprire cose nuove. Insomma, sono affamata, curiosa, gentile. Ma non conviene mai farmi arrabbiare.

M: Capito ragazzi? Trattatemela bene, grazie!
Sere, abbiamo terminato e, come i nostri affezionati lettori sanno, è il tuo momento all’interno del tuo momento: poniti una domanda (qualcosa che avresti voluto dire ma non ti ho dato modo per via delle mie sciocche domande) e dacci la risposta.

S: Serena sei arrivata dove volevi arrivare, ti vergogni o penti di qualcosa?
No, ancora no. Mi mancano troppe cose, ho quasi vissuto 10 vite ma ne voglio vivere ancora altre 10. Non voglio morire la più ricca del cimitero e nemmeno la più puritana.
Meglio una vita di rimorsi che rimpianti.

M: Perfetta Sere! Che dire? Grazie della disponibilità. Non avevo dubbi che mi avresti dato soddisfazioni!
Vuoi salutare i nostri lettori? 

S: Ciao ragazzi! Vi aspetto caldi e numerosi al codice 111. Non dimenticatevi mai di me, sono tornata e non ho intenzione di andare via.

M: No, no, non va da nessuna parte. E per le persone ansiose più che mai di chiamare Serena 111, ricordo che potete controllare quando trovarla online visitando la pagina dei turni e se volete potete visitare la sua pagina e scriverle un commento. In alternativa, come già saprete, potete mandare una mail a contattami@luxuryline.it per scriverle in modo più privato o magari per concordare un appuntamento fuori turno.

A me non resta che salutarvi e ricordarvi, come sempre, di divertirvi e farla divertire.
Ciau!

Martina

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Racconti erotici di dominazione: la mia prima volta da sottomesso

Racconti erotici di dominazione: la mia prima volta da sottomesso

Non credevo nei racconti erotici di dominazione, pensavo fossero esagerazioni, quelle cose che si leggono solo nei romanzetti, fantasie estreme distanti anni luce dalla realtà. Poi… Poi è arrivata lei che con una sola parola ha sgretolato tutte le mie certezze.
“Inginocchiati!” Non c’era rabbia nella sua voce, solo controllo e io ho obbedito, senza pensare, senza riflettere, come fosse un automatismo.
Mi aspettavo di vederla sorridente, avvolta da un sexy vestitino colorato, pronta per la nostra prima uscita; invece indossava un completo di latex nero, il sorriso era più da pantera affamata che da gattina emozionata e altro che tavolo a lume di candela! Le candele c’erano ma per essere usate su di me.
Ed è così che ebbe inizio la mia prima volta da sottomesso.

Dominazione femminile: tutto inizia con un sì

Eretta e bellissima di fronte a me che sono prostrato ai suoi piedi, la classica immagine che viene alla mente quando si pensa alla relazione mistress slave, appoggia l’estremità del frustino sulla mia guancia. Dice che imparerò il significato di provare piacere nella sottomissione, che capirò che cosa vuol dire essere spogliato di tutto tranne del desiderio e, con un tono di voce più scottante della sabbia a mezzo giorno in pieno agosto, mi chiede se sono pronto per cominciare.

Un brivido mi ha attraversato come un colpo netto, la voglia di cedere ha preso il sopravvento e il sì è arrivato senza che me ne accorgessi, non ad alta voce, non in modo chiaro, semplicemente il mio corpo ha parlato per me. Il respiro accelerato, la pelle tesa, gli occhi bassi, tutto gridava deferenza totale per la mia padrona.

“Molto bene, bravo, lo sguardo deve rimanere a terra, non sei autorizzato a distoglierlo dal pavimento. Ora spogliati, ti voglio nudo a mia completa disposizione. Fallo lentamente, devo godermi lo spettacolo”.
La mia esperienza di sottomissione entra così nel vivo.

Giochi di potere e desiderio estremo

Ogni gesto diventa parte integrante del rituale mentre gradualmente tolgo tutto senza fretta. Mi sento esposto e vulnerabile sotto il suo sguardo fisso ma non ho paura, anzi, questa circostanza ha qualcosa di ipnotico e io non posso far altro che lasciarmi incantare.

Ora sono totalmente nudo, lei fa un giro completo intorno a me poi si ferma e mi lega i polsi sopra la testa. Il nodo è saldo e ben studiato e il contatto con la corda risveglia in me un bisogno primitivo di arrendermi, una sensazione nuova difficile da spiegare, probabilmente solo chi ha avuto una storia erotica di dominazione può capire.
Schiaccia un capezzolo con le dita dopodiché afferra una fascia appoggiata allo schienale di una sedia e mi benda.

Ogni suono, ogni respiro risultano amplificati e io sono in balia delle sue decisioni, dei suoi desideri estremi, dei suoi giochi di potere e il punto è che è tutto perfetto così.

“Sei mio, sei il mio giocattolino, non ti muoverai, non implorerai, non farai niente di niente finché io non te lo permetterò”.
Le sue mani mi stringono le palle, le unghie graffiano petto e schiena. Continuavo a pensare a quella frase come un martello. Mi dava fastidio, lei non è delicata ma il dolore si mischia al piacere.
Non sento niente per qualche secondo, il suo è controllo puro, attesa distillata in aspettativa. Ecco il fruscio della frusta che si abbatte sulla scapola destra e io mi sento finalmente marchiato, sento finalmente di essere una sua proprietà.

Cedere del tutto all’esperienza BDSM

“Apri la bocca”. Eseguo senza chiedere spiegazioni, mi infila in bocca un oggetto metallico e mi ordina di succhiare, non capisco cosa sia ma eseguo. Lo sfila e lo passa sul collo, ha una punta tagliente e la pelle brucia al suo passaggio. Scorre fino all’addome e prosegue sul cazzo. Si stacca da me e sento la mancanza di quella lingua pungente.

La sento maneggiare con una bottiglia e un bicchiere. “Apri di nuovo”. Le labbra si schiudono e un liquido dolce mi pervade. Mmm buono, è vino. Ripete l’azione altre due volte.
“Adesso appartieni a me” mi sussurra all’orecchio sinistro e ha ragione, sono sovrastato dalla dominazione femminile: è un patto, un giuramento non scritto che si crea nella relazione tra mistress e slave, e io mi sento più vivo che mai.
Mi spinge obbligandomi a sdraiarmi a pancia in giù. I tacchi riecheggiano nella stanza mentre camminando lentamente disegna cerchi perfetti intorno alla mia figura. So bene che cosa sta per accadere, sarò il suo tappeto, lo so e lo voglio. Quante volte l’ho letto nei racconti di dominazione ed ora sono io il protagonista.

Forse sono solo stanco di avere io il controllo, forse scoprirò che abbandonarsi è più potente che dominare ma quando sento la pressione della suola sulla mia schiena capisco di essere stato sommerso nell’abisso di piacere che solo la resa può donare.

Dopo il BDSM il legame che resta

Sto gemendo mentre la cera si raffredda e le sue dita sciolgono il nodo ai polsi. “La benda toglitela da solo”. Ci metto qualche istante a mettere a fuoco la sua figura e wow! Seduta sul divano, con le gambe accavallate e il calice di vino in mano, negli occhi la stessa fermezza di quando mi aveva legato e un lieve sorriso orgoglioso, come se sapesse perfettamente di aver raggiunto il suo obiettivo.

“Ora vieni qui, in ginocchio”. Questo comando suona come una carezza alle mie orecchie. Non ci sono più corde e fruste eppure sento che il gioco BDSM non è finito, ha solo mutato forma, perché questo tipo di abbandono non finisce con i lacci che vengono slegati o con la chiusura di una porta. È un senso di appartenenza che ti incide nel profondo.

“Per essere stata la prima volta devo dire che hai retto bene, più di quanto pensassi” dice accarezzandomi i capelli. La gola chiusa dall’emozione, perché in fondo so bene che la resa è stata più emotiva che fisica e in fondo so anche che non servono parole.
Lei è riuscita a far emergere, con la sua dominazione femminile impeccabile, un lato di me che non sapevo di possedere, senza forzare, con naturalezza.
Mi sento in pace, una pace nuova fatta di confini superati e giochi estremi.

Le bacio la mano che mi porge per aiutarmi ad alzarmi. “Mi vorrai ancora dominare vero?”, le chiedo sentendomi più nudo di prima, soprattutto quando la sento ridere in risposta. “Tu sei mio, quando schioccherò le dita tu mollerai qualsiasi cosa tu stia facendo e correrai da me”.

Luca 86

Chiama una delle Luxury girls e vivi il tuo racconto BDSM in diretta. Trova la tua padrona preferita e controlla nei turni quando la potrai trovare.

Per approfondire il tema della dominazione femminile su una linea erotica leggi mistress al telefono schiavizzano sottomessi.

Ti è piaciuto questo racconto? Leggi anche la mia esperienza proibita con la suocera

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Racconti erotici: la milf della porta accanto

Racconti erotici: la milf della porta accanto

Finalmente è stato rimosso il cartello “vendesi” dall’appartamento accanto al mio e da divoratrice di film porno e racconti erotici con milf (soprattutto da quando mi sono separata) mi sto già immaginando mille scenari piccanti con il futuro inquilino. Meglio tornare con i piedi per terra, sarà una coppietta di Sposini, o una donna single come me o, nella remota possibilità che si tratti di un essere maschile, un ometto alto un metro e cinquanta con un’anguria al posto della tartaruga.

Se la realtà dovesse deludermi, per fortuna c’è sempre la fantasia e qualche chiamata erotica per rendere tutto più interessante…

Passano i giorni e rientrando dalla palestra noto due signori sulla settantina che maneggiano con la mia cassetta delle lettere. ” E te pareva!” Dico tra i denti avvicinandomi e faccio notare che la buchetta è mia. Beh, salta fuori che la persona che ci ha venduto le case è la stessa e che ha consegnato loro un mazzo di chiavi che dovrebbe essere mio. Di male in peggio! Se non che la cara signora mi spiega Khedira al figlio di consegnarmi il mazzo completo, così potremo verificare insieme quali sono le mie e quali le sue. Continua raccontandomi che è un ragazzo giovane, solo, lavoratore e che quindi lo stanno aiutando. Me lo sta sponsorizzando? Beh, ora sono proprio curiosa.

Donne mature e ragazzi giovani

Sto passando l’aspirapolvere, mi sembra di sentir bussare quindi la spengo, si, qualcuno sta proprio bussando. “Chi è?” Domando avvicinandomi alla porta ” sono Mattia, il tuo nuovo vicino”. Merda, che tempismo di merda! Sciolgo i capelli e liscio, con un gesto automatico della mano, il top a righe e i leggins neri e apro.

Ci studiamo per qualche istante. Ha sui 25 anni, è poco più alto di me, direi circa 1.75, muscoloso, ha i capelli castani e gli occhi nocciola. Carino il cucciolo, speriamo che abbia voglia di una bella esperienza hot con una milf perché io ho proprio voglia di un sexy toyboy.
Gli stringo la mano per presentarmi e lo faccio accomodare sfoggiando il mio sorriso più seducente. Lo becco a guardarmi la scollatura, beh, come non capirlo, ho una quarta da far girare la testa e ne approfitto per accarezzarmi innocentemente. Ho visto proprio di recente un paio di video con donne mature e ragazzi giovani iniziare con la provocazione di un semplice tocco e io ho tutta l’intenzione di creare la mia personale avventura erotica, sono una donna matura si, ma ho ancora una gran voglia di scopare.

“Vuoi qualcosa da bere intanto che controllo le chiavi? Ho della birra, vino, semplice acqua…” Mi risponde che la birra va benissimo. La stappo, gliela porgo e, sfiorando con le dita il palmo della sua mano, prendo il mazzo.

Passione con una milf

Nelle fantasie erotiche di ogni milf c’è quella di chiavare con un ragazzo più giovane e questa è la mia occasione d’oro, non posso lasciarmela sfuggire.
Già che siamo in vena di cliché aderisco al più banale che mi si offre: faccio cadere le chiavi in modo tale che lui mi veda piegarmi a 90 per raccoglierle. “Vediamo se entrano, oh si, entrano proprio bene” scosto una ciocca dal viso e lo guardo negli occhi “vuoi provare anche tu?”

Sono sicura che nella sua mente si stesse già strutturando una storia erotica, con una milf che praticamente gliela sta sbattendo in faccia mi stupirebbe il contrario. E no, non mi stupisco, con uno scatto si alza e mi raggiunge.
Mi bacia e tocca con quella foga di cui sentiamo la mancanza noi donne mature ma che per i ragazzi giovani è del tutto normale.
Mi solleva la maglietta e mi palpa le tette, poi le lecca e succhia i capezzoli. Io non resto con le mani in mano e gli faccio una sega, è veramente duro e da come lo sento eccitato credo che non durerà molto. No cucciolo non verrai così.

“aspetta, fermati” gli ordino (che non si dica poi che noi donne mature seducenti non sappiamo il fatto nostro), abbasso i leggins, sposto le mutandine e uso la porta come appoggio per inarcare la schiena e allargare le gambe. “Scopami, cazzo sbattimi forte” lui obbedisce, mi prende per i fianchi e me lo ficca tutto nella figa, muovendosi con un ritmo frenetico.

Premo i polpastrelli dell’indice e del medio sul clitoride, voglio venire con questo bel martello pneumatico e non con il suo ricordo. “Si, così bravo, mmm si dai continua che mi fai venire, si, scopami” raggiungo l’orgasmo, manco avessi avuto vent’anni e mi godo quella sensazione paradisiaca che mi pervade. “Sborro, sborro!” Esclama e dopo qualche colpo sento il liquido caldo che mi riempie.

Gli lascio riprendere fiato e quando lo tira fuori Mi inginocchio per ripulirglielo, passando la lingua su quel meraviglioso membro non ancora ammosciato.
“Spero di aver presto bisogno di qualcosa, così Ho la scusa per bussarti, sei veramente una bomba!”
“Certo tesoro, quando vuoi e magari faremo con un po’ più di calma”.
Vieni cucciolo, vieni, dopotutto… Sono una milf della porta accanto.

Terry 79

Le milf ti affascinano? Allora non puoi perderti questo racconto erotico con una milf come protagonista. Se invece preferisci una donna matura dal carattere severo, lasciati intrigare dalle nostre Padrone più severe ed esigenti. E se vuoi scoprire una volta per tutte perché le donne mature piacciono così tanto, c’è un approfondimento che non puoi perdere.

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Racconti erotici: la suocera calda

Racconti erotici: la suocera calda

In tutte le famiglie si nascondono segreti hot, io stessa ho contribuito a crearne uno, ricordate il dialogo tra me e Martina nel quale parlavamo di cazzo e genetica? Beh, se non sapete che cosa ho combinato vi consiglio di leggerlo e sono sicura che anche voi custodiate gelosamente qualche avventura erotica in famiglia, non mi sbaglio vero?
Non sono qui però ne per parlare di me né per parlare di voi, bensì della confessione piccante fattami da un amico durante una chiamata erotica. Siete curiosi? Non avevo dubbi, procedete allora con la lettura.

Un desiderio segreto: la suocera

Alessia: “pronto”

Matteo: “Ale! Ho fatto una cazzata colossale, cioè una gran bella cazzata però sempre una cazzata rimane”

A: “hey, hey, calmati e dimmi cosa hai combinato”

M: “ho realizzato una delle mie fantasie erotiche”

A: “ovvero? Hai convinto Katia a fare scambio di coppia?”

M: “magari! Ma non sarebbe una cazzata, io invece l’ho combinata grossa”

A: “ti devo pregare di parlare o lo fai di tua spontanea iniziativa?”

M: “va bene, va bene, mi sono scopato Diletta”

A: “COSA? Mi stai dicendo che sei andato a letto con tua suocera?”

M: “si, esatto, però non siamo stati a letto ma sul tavolo, poi sul pavimento, poi…”

A: “no, no bello, adesso fai un passo indietro e mi racconti tutto dall’inizio”

L’esperienza erotica con la suocera

M: “ok, allora, siamo stati a pranzo da lei come ogni domenica e, come ogni domenica, era impeccabile. I capelli biondi che le cadevano sulla scollatura, le labbra leggermente colorate di rosso, un vestito a fiori lungo fino al ginocchio che esaltava le sue curve e i sandali con il tacco, non alto, diciamo una via di mezzo”

A: “ammazza le hai fatto la radiografia”

M: “non puoi capire, è un sogno erotico mia suocera”

A:  “un sogno erotico, certo, come non capire, come resistere alla meravigliosa suocera calda”

M: “ti ricordo che non sei nelle condizioni di poter sfottere”

A: “touché! Dai vai avanti”

M: “finito di mangiare io e Katia torniamo a casa ma lei si accorge di aver dimenticato là gli occhiali e mi chiede di andare a prenderglieli. Durante il tragitto non ho fatto altro che pensare a quell’abito, morale mi è venuta un’erezione della Madonna. Aspetto un attimo in auto per vedere se si tranquillizza ma niente, quel bel culo è un chiodo fisso e più cerco di non pensarci più il cazzo mi diventa duro. Amen, mi dico e scendo dalla macchina. Beh, sai cosa fa quella porca di mia suocera quando mi vede?”

A: “ti fa notare il rigonfiamento?”

M: “no, peggio, mi abbraccia, mi da un bacio sulla guancia e mi dice che sono proprio un bravo ragazzo”.

Non resisto, scoppio a ridere e lo esorto a proseguire. Si, sono parecchio divertita dalla situazione ma al tempo stesso sono anche eccitata da questa storia erotica un po’ fuori dagli schemi.

La relazione proibita con la suocera

M: “ti giuro che non so cosa mi sia preso ma l’ho abbracciata anche io e… E le ho palpato il sedere. A quel punto mi sono venute alla mente tutte le fantasie erotiche che mi sono fatto negli anni, tutte le volte che mi sono segato pensando a lei e l’ho baciata. Poi è degenerato tutto molto in fretta. Le ho abbassato lo spallino del vestito, non indossava il reggiseno quindi mi sono trovato quel ben di Dio davanti e che potevo fare? Le ho succhiato quel bel capezzolone turgido. Lei gemeva e il sangue non mi è più arrivato al cervello, toccandoci e baciandoci abbiamo raggiunto il tavolo come per magia. L’ho fatta sedere, le ho sollevato il vestito, allargato le gambe e, dopo averle sfilato le mutandine, le ho leccato la figa. Capisci? La figa di mia suocera! Era così calda, così buona…”

A: “e poi?”

M: “poi mi prende il colletto della camicia e mi fa alzare, scende dal tavolo e me la sbottona con una lentezza infinita fino ad arrivare ai pantaloni. Si mette in ginocchio e li slaccia. Pensavo di schizzarle in faccia senza che neanche mi toccasse tanto ero eccitato. Per fortuna figura di merda scampata. Sputa sul mio uccello e se lo ingoia tutto. Dio mio, il paradiso, cioè quanti uomini hanno il sogno proibito della suocera che li spompina? “

A: “tanti, sei un porco fortunato!”

M: “puoi dirlo forte ma… Ho fatto 30 non potevo non fare 31, quindi sfilo il cazzo dalla sua bocca e, come se fossi a casa mia, mi siedo sul divano e la invito a cavalcarmi. Zio can, era infoiata di brutto, dovevi vedere come si muoveva la mia bella suocera calda e quelle tettone che mi sbattevano in faccia. Per distrarmi un po’ le faccio succhiare il mio dito indice e glielo ficco in culo, era così stretto, chissà se si era mai fatta inculare prima”

A: “prima?”

M: “eh, si, me la sono fottuta per bene la sciura. L’ho fatta mettere a quattro zampe sul pavimento e, dopo averle leccato il buchetto, glielo ha aperto. Mi sembrava di stare in un film, e che film! Comunque non ho resistito molto, ero indeciso se sborrarle dentro o sul viso, poi mi son detto: quando cazzo mi ricapita un’occasione così? Quindi le dico che sto per venire e lei si gira, mi sega con la mano mentre mi ciuccia i coglioni. Non ho fatto in tempo a contare fino a 5 che le ho riempito le guance e le labbra. Ma sai qual è la cosa più divertente? Che mi sono dimenticato di prendere gli occhiali”.

E voi avete avventure erotiche in famiglia o storie hot con la vostra suocera da raccontarci? Chiamaci per renderci partecipi oppure per creare una fantasia erotica insieme a noi.
Se invece siete curiosi di leggere altri racconti cliccate qui.

Alessia

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Il mio pacco di Natale

luxury short stories: il mio pacco di natale

Ho sempre odiato e evitato i pranzi natalizi nei quali si radunano parenti che ostentano cortesia e palesano le loro curiosità: ma il fidanzato, ma il matrimonio, ma i figli? Vorrei solo dirgli la verità: zietta cara se mi fidanzassi il povero malcapitato diventerebbe un cervo cornuto perché mi piace scopare, scopare e ancora scopare e non con una persona sola per tutta la vita ma con uno diverso ogni settimana e cuginetta adorata a portare avanti la specie vedo che ci pensi tu, io lo sperma lo preferisco per altre cose.

L’anno scorso però mio padre mi trascinò di peso con la scusa che potrebbe essere l’ultimo natale con la nonna, come dire di no.
Varco la soglia e vedo che tutti sono già seduti a tavola bevendo vino, almeno quello non manca mai.
Tolgo il cappotto e ondeggiando nel mio vestitino di velluto rosso mi siedo nell’unico posto rimasto libero. Mio zio provvede a riempirmi il bicchiere di bollicine dorate, sorseggio e solo in quel momento mi accorgo di avere di fronte il nipote della vecchia zia Sara. Mmmm niente male, il ragazzino spocchioso e grassottello è diventato un uomo mooolto sexy. Appoggio il bicchiere e gli sorrido mentre penso a come sarebbe andare sotto il tavolo con la scusa di raccogliere il tovagliolo e dare un’occhiata e magari una palpatina al suo cazzo.
Osserva ogni mio movimento e fa di tutto per farsi notare, mi godo la scenetta ancora un po’ poi decido di essere intraprendente e gli accarezzo il polpaccio con il piede. Lui non si scosta anzi asseconda il mio movimento. Bene, continuo e, guardandolo negli occhi, prendo un grissino e lo addento mettendone un bel pezzo lungo in bocca. Fa cadere la forchetta ed è quindi lui che si deve abbassare e andare sotto il tavolo, colgo l’occasione e allargo le gambe mostrandogli così autoreggenti e mutandina di pizzo.
Riappare, il suo viso è arrossato e la sua espressione è di desiderio.
Io non faccio più nulla.

Finalmente è il momento del panettone, prendo una fetta ma mio zio mi dice di andare al piano di sopra a scegliere una grappa e chiede alla mia preda di accompagnarmi per aiutarmi a portare i bicchieri. In un altro momento avrei sbuffato ma ora mi stava regalando una chiavata su un piatto d’argento.
Non lo vedo ma so che mi sta guardando il culo e io me lo accarezzo con la mano. Vorresti farlo anche tu vero? Penso e salgo gli ultimi gradini. Mi giro per vedere finalmente la sua figura intera, si, confermo, l’anatroccolo è diventato un bel cigno e ben dotato a giudicare dall’erezione che si intravede dai jeans. Questo è per me come una goccia di sangue per uno squalo, mi avvicino e lo spingo sul divano. Gli slaccio i pantaloni e li faccio scivolare alle caviglie insieme ai boxer, sollevo il vestito, sposto il perizoma e mi siedo sul suo membro. È così duro e io così bagnata… Inizio a cavalcarlo, perché è così bello scopare? Le sue mani mi stringono le chiappe aiutandomi nel movimento. Siamo così attaccati che la sua camicia mi solletica il clitoride. Vorrei solo urlare di piacere invece lo bacio per soffocare i gemiti. Non vorrei staccarmi per nulla al mondo ma rischiamo di fare un disastro quindi mi inginocchio e gli succhio l’uccello fino a farlo venire completamente nella mia bocca. Sorride soddisfatto mentre ingoio il suo seme per non lasciare tracce.
Sto lisciando il vestito e lui allacciando i pantaloni quando sulla porta… ” Zio hai troppe bottiglie non riesco a decidere”.

Stefy

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Ben tornato amore

Luxury Short Stories: Ben tornato amore

“Ben tornato amore!” Do le spalle al piano della cucina e, con in mano due calici di Uberti rosé, mi avvicino al mio compagno. Brindiamo e sorseggiamo il fresco liquido frizzante, appoggio il bicchiere sul tavolo, gli prendo la mano libera e lo invito a sedersi sul divano. Passo il polpastrello del dito indice sulle sue labbra prima di baciarlo dopodiché, stando in piedi di fronte a lui, sbottono la camicetta e faccio cadere a terra la gonna rimanendo in lingerie di pizzo nero e autoreggenti.
Scavalco gli indumenti e mi inginocchio tra le sue gambe, noto che si è già slacciato i pantaloni quindi mi limito ad abbassarglieli alle caviglie. Annuso e lecco i boxer prima di calare anche quelli, sputo sul palmo della mia mano e gli sego il cazzo.
“mi hai scritto che è stata una giornata pesante e quindi ho pensato che avessi bisogno di rilassarti un po’ gli dico tra una leccata di palle e l’altra”
“Se questa è l’accoglienza che poi mi spetta beh… Spero di avere altre giornate di merda” mi risponde sorridendo ” e questo è solo l’inizio” ribatto io.
“FRANCESCA” chiamo e dopo qualche secondo compare nella stanza. Bionda, occhi azzurri, è un po’ più bassa di me ma altrettanto snella, indossa un completino bianco, sembra un angioletto sexy o forse farei meglio a dire il nostro giocattolino sexy.

Mi sposto leggermente a destra per farle spazio e insieme facciamo scorrere la lingua sul pene del mio uomo, ora che è lucido e bagnato la prendo per i capelli e le spingo la testa sul cazzo, voglio che lo ingoi tutto. “Brava puttanella, succhia, così da brava non ti fermare” le dico mentre continuo a guidarla nel movimento. I suoni gutturali riecheggiano nella stanza fino a che, tirandola per una ciocca, la stacco dal membro. “Adesso voglio che ti impegni, devi leccare il culo a me e le palle a lui in tanto che scopiamo e se saremo soddisfatti avrai un premio”. Annuisce e io mi siedo su quel bel cazzo duro e lo cavalco.
Mi muovo su e giù, su e giù aumentando la velocità per godere e placare l’eccitazione, lei si dà da fare come una cagnetta per accontentare entrambi, lui mi morde il collo e strizza le chiappe. Lo bacio e vengo fortissimo. “Ripuliscilo!” le ordino ancora ansimante “senti il mio sapore”. Prendo un grosso dildo che avevo nascosto dietro un cuscino, lo strofino sulla mia figa bagnata e lo faccio succhiare al mio partner poi lo infilo nella passera di Francesca.

La scopo con veemenza mentre continua a spompinare, sentirla gemere con la bocca piena è stupendo ma cattiva la nostra bella bambolina, raggiunge l’orgasmo e si stacca dall’uccello per urlare di piacere, cazzo, ho proprio la mano da fata! Le do un sonoro schiaffo sulle natiche e, afferrandola per il polso, la faccio voltare verso di me.
Ci baciamo e tocchiamo dappertutto, mi ciuccia un capezzolo mentre stuzzica il mio clitoride e io le palpo un seno mentre con l’altra mano percorro la sua schiena, graffiandola delicatamente con le unghie laccate di rosso.
“dio mio sborro” a queste parole faccio accucciare Francesca, io le blocco le braccia e lui le ficca il cazzo in bocca per eiaculare. “Non osare ingoiare o peggio sputare” le intimo e prima che possa fare qualsiasi cosa la limono, in modo tale da ricevere un po’ di seme e entrambe mandiamo giù la nostra dose.
“Fantastiche ragazze” si complimenta mentre la aiuto a ricomporsi e, scambiato qualche convenevole la accompagno alla porta. Quando la chiudo mi prende per i fianchi per fare appoggiare il mio culo al suo pene. ” Ti adoro, sei la mia troia” mi sussurra all’orecchio spostandomi le mutandine ” vedrai che bella sorpresa ti farò trovare io” allargo le gambe per permettergli di penetrarmi e sbattermi “Qualsiasi cosa con te ma adesso fottimi”.

Roxy

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Un incontro eccitante… Da morire

LUXURY SHORT STORIES: Un incontro eccitante… Da morire

Gonnelline da scolarette e capelli di tutti i colori, tute aderenti da supereroe e creature magiche, dove mi trovo? Ad una fiera cosplay nei panni di Catwoman ma no, non sto aspettando Batman, no, neanche il Pinguino bensì Ghostface. Cosa unisce la donna gatto ad uno spietato omicida? Il sesso!

Ho conosciuto C. Al Lucca comics, mi ha fatta morire di paura avvicinandosi di soppiatto alle mie spalle per fingere di accoltellarmi e, rallentati i battiti, siamo scoppiati a ridere. Si è tolto la maschera e si è presentato. “Hey dobbiamo andare!” La mia amica, nei panni della principessa Leila, mi chiama a rapporto e io la raggiungo ma non prima di avere scambiato il numero con l’assassino.
In questi mesi ci siamo sentiti quotidianamente e il rapporto si è fatto più intimo seppur a distanza. Sexting, chiamate erotiche, video e foto eccitanti hanno fatto aumentare notevolmente la tensione sessuale tra di noi. La voglia di vedersi era tanta ma gli 800 km che ci separano e il lavoro non ci permettevano di organizzare un secondo incontro, fino ad oggi.

Sarei voluta andare in aeroporto a prenderlo e farmelo nella prima nicchia isolata disponibile, appoggiarmi al muro, alzare la minigonna e farmi sbattere o segargli e succhiargli il cazzo in auto e invece mi tocca aspettare. Il bel signorino ha deciso che devo riconoscerlo e come premio mi regalerà un abbondante sborrata in faccia. Facile, direte voi, e no! C’è il raduno nazionale a tema Scream, questo vuol dire centinaia di Ghostface e, per quanto mi potrei prendere ogni singola eiaculazione, io voglio la sua, come prima almeno.

Infilo i guanti e la maschera, ritocco il rossetto e mi avvio al padiglione di ingresso.
“Bella gattina fai le fusa?”, “micetta miao”, “vieni sulla mia batmobile?” Sono solo alcune delle frasi che mi accompagnano durante la mia ricerca tra gli stand. Lo so, con questa tutina aderentissima sono uno schianto ma… Giù le mani, queste curve feline non sono per voi.
Guardo il telefono, niente, neanche un messaggino. Che ci abbia ripensato? Intanto passa un’ora e io comincio a spazientirmi.
Un uomo pipistrello mi chiede di fare una foto con lui all’esterno, accetto tanto ormai 5 minuti in più o 5 minuti in meno non fanno la differenza. Gli scatti diventano ovviamente 3,4,5 ed è proprio durante l’ennesima posa che intravedo il gruppo all’interno del capannone. Mi congedo dopo avergli lasciato il contatto Instagram in modo tale che mi possa passare le fotografie.

Entro, suona il mio dispositivo, è un numero che non conosco. “Pronto” “il problema non è dove sono ma chi sono” rido, si era fatto prestare il telefono e ha cercato di camuffare la voce ma quell’accento e quel timbro vocale sono indimenticabili. “Mmmm non era al contrario? Quindi ora mi basta trovare uno sgabuzzino senza vie di fuga, aspetto di sentire la porta sbattere, mi giro e voilà ecco l’assassino giusto?” Mentre parlo cerco di capire chi sta usando il cellulare ma diamine! La metà ce l’ha in mano.
Mi avvicino, chiudo la chiamata e immediatamente faccio partire quella a C. prima che abbia il tempo di mettere il silenzioso o allontanarsi.
Beccato!

Sono agitata e eccitata, aspetto questo momento da così tanto tempo che mi sento avvampare ma cerco di mascherarlo camminando con passo sicuro verso di lui, sono Catwoman dopo tutto.
“Ciao bell’uomo” e intanto prego di non fare una figura barbina sbagliando persona. “Ciao bellezza, mi hai trovato subito” dio mio, dio mio, dio mio mi sento come quelle stupide ragazzette da romanzo rosa che ansimano solo perché sono state sfiorate, basta, diamoci una mossa o mi potrei trasformare nel joker.
” Mi spetta un bel premio ora, se non ricordo male, ragazzi ve lo porto via per un po’, non uccidetemi per questo vi prego”.

Se tra di voi si nasconde qualche cosplayer già saprà che in queste manifestazioni vengono messe a disposizione delle stanze ad uso di Camerino, ecco, noi andiamo lì.
Baci appassionati, palpatine bramose, no signor*, lui si appoggia contro il muro, alza la tunica e io mi affretto a tirargli fuori il cazzo. È mooolto più bello dal vivo e vi assicuro che già rendeva bene dietro allo schermo.
Mi inebrio del suo profumo mentre percorro la lunghezza con la lingua e lo sento diventare durissimo. Lo guardo emmm dove credo ci siano i suoi meravigliosi occhi scuri e lentamente lo faccio scivolare tutto in bocca godendomi ogni centimetro. Lui mi accarezza la guancia con la punta del coltello (finto) e io muovo la lingua sulla cappella prima di iniziare a spompinarglielo.
I suoi gemiti, anche se ovattati, mi fanno impazzire, mi fanno sentire così troia che non posso fare altro che aumentare il ritmo, voglio sentire il suo uccello scoparmi la gola, a seconda i miei movimenti facendolo arrivare in profondità e io continuo instancabile, fino a portarlo al limite.
Si masturba giusto qualche secondo prima di riempirmi il viso di schizzi cremosi che io prontamente raccolgo con le dita e assaporo.
“Piaciuto il regalo?” “Da morire, no, direi che questa non è l’affermazione giusta da usare visto il contesto, tantissimo, ecco si, mi è piaciuta tantissimo e ne voglio ancora” ” sapevo che ne avresti voluta ancora. Potete venire!”

A questa sua affermazione sei suoi sosia entrano e si posizionano in piedi di fronte a me, sollevano l’abito e iniziano a toccarsi il membro.
Io, ancora in ginocchio, sorrido a C., abbiamo fantasticato diverse volte sul bukkake ma mai avrei pensato ad un risvolto del genere. Vorrei sfilarmi la tuta e farmi fottere a turno ma, tutto sommato, meglio una prima volta soft.
Li incito a riempirmi il volto di sborra, a darmi tutto il loro seme, ad avvicinarsi per sbocchinarli.
Il primo accosta il cazzo alla mia guancia destra e viene copiosamente, nel giro di poco lo imitano anche gli altri.

Non so se sia più bagnata la mia faccia o la mia figa, quello che è certo è che non posso uscire in quelle condizioni.
C. mi prende per mano e mi aiuta ad alzarmi, mi accompagna davanti ad uno specchio e ciò che vedo mi piace molto. Viso e maschera sono quasi completamente imbiancati. “Non possiamo farti girare per la fiera così” “no decisamente no” rispondo “ma non voglio sprecare con l’acqua questa prelibatezza”.
Si toglie il travestimento, mamma mia quanto è bello, e, inaspettatamente, lecca la sborra e me la passa baciandomi, fino a ripulirmi completamente.
Non mi era mai capitato niente del genere e posso dire che questo gioco e complicità siano la cosa più erotica mai provata.
“Ora però ti voglio tutta per me, voglio scoparti ovunque troia” “si, ti prego, sono così eccitata che potrei impazzire”.
Salutiamo i sei ignoti e saliamo sulla mia auto. No, non siamo arrivati in hotel e, siccome sono cattiva, tutto il resto ve lo faccio immaginare. Vi dico solo che è stata la serata di sesso migliore della mia vita.

Selina

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Mi bagno al bagno

Luxury Short Stories: mi bagno al bagno

No, questo è troppo corto, mmm questo da suora, oh! Questo perfetto! Mio fratello mi chiama e mi dice di scendere, pronta al pelo e per fortuna sono molto soddisfatta del risultato. Indosso un vestitino di pizzo rosso aderente che arriva a metà coscia, il tessuto crea sulla scollatura e sulla schiena un intrigante effetto vedo non vedo, decolleté opentoe nere abbinate alla borsetta, capelli sciolti sulle spalle e giusto un po’ di matita e di mascara per incorniciare i miei occhi da gatta.

Arriviamo davanti al locale ed ecco lui, bellissimo e altissimo, che svetta tra la gente. Sento un piacevole formicolio tra le gambe e forse fisso per qualche secondo di troppo il suo petto e le sue spalle ma quella camicia mi sta facendo pensare alle peggio porcate.
Ci sediamo ad un lungo tavolo e lui si mette di fronte a me. Vorrei sfilare la scarpa e appoggiare il piede sul suo cazzo per provocarlo e invece, altro che audacia, sento le guance diventare dello stesso colore dell’abito appena mi rivolge la parola.
Ordiniamo da bere e tutto procede come niente fosse fino a quando…
“Ragazzi so che può sembrare una richiesta strana ma non ci sono altre donne e io ho la fobia di andare al bagno da sola, qualcuno sarebbe così gentile da accompagnarmi?”.
No, vi giuro che non si tratta di una scusa, non sono così spudorata, solo un po’ matta ma fortuna vuole che sia lui a proporsi. Grazie signore grazie!
Dio quanti gradi ci sono qua dentro?

Mi prende per mano e si fa strada tra la gente, strano, non c’è fila quindi lo ringrazio, chiudo la porta e regalo al water tutta la mia pioggia d’orata. Sono così eccitata che già solo lo sfregamento della carta igienica mi dà sollievo. Meglio uscire.
Mi lavo le mani e vedo, attraverso lo specchio, che mi sta guardando il sedere poi il nostro sguardo si incontra, mi giro, si avvicina e mi bacia. Uso il bordo del lavandino per sedermi e allargare le gambe così riesco a strusciarmi contro la sua patta. “Ti voglio” gli sussurro all’orecchio, gli lecco il collo e il labbro inferiore ” ti voglio da impazzire”. Mi prende in braccio e ci chiudiamo in bagno, gli slaccio i pantaloni e li faccio scendere insieme ai boxer neri oh si, finalmente vedo il suo bel cazzo, grosso e duro.
Il mio vestito ormai è completamente sollevato, sposto il perizoma a lato e, aiutandomi con la mano, lo faccio entrare. La porta sbatte ad ogni colpo che mi dà, le sue mani mi strizzano le chiappe e io mi avvinghio a lui per sentirlo tutto fino in fondo. Vorrei urlare e farmi scopare in tutti i modi possibili e immaginabili ma sono così eccitata che vengo ad una velocità imbarazzante. Cristo che liberazione!
Mi rimetto in piedi e mi accuccio davanti a lui.
Lo lecco dalle palle fino alla cappella, è tutto bagnato e sento il mio sapore mentre lo prendo in bocca e inizio a spompinarlo. Adoro sentire che mi tira i capelli e che mi spinge il cazzo in gola. “Voglio bere la tua sborra” gli dico guardandolo negli occhi e riprendendo a succhiare.
Sta per venire, apro le labbra e tiro fuori la lingua che pochi secondi dopo riceve tutto il suo sperma e mmmm buono, ingoio tutto.
Ci ricomponiamo alla bene meglio e torniamo al tavolo. Chi mai potrà credere alla scusa della fila per giustificare il tempo passato?

 Biondina 00

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Un battesimo “sofferto”: lavori in corso nel mio culetto

Luxury Short Stories: Un battesimo “sofferto”: lavori in corso nel mio culetto

Ammetto che un po’ la invidiavo!
Parlava di certi argomenti con una naturalezza tale da sembrare, a volte, un essere proveniente da un mondo del tutto diverso rispetto al mio. Eppure eravamo cresciute insieme e avevo anche io la mia esperienza alle spalle, coi ragazzi. Farsi inculare, però… Suvvia! Perché poi? La mia fighetta era così caruccia, mi faceva godere così tanto!!

Il mio ultimo ragazzo, non uno da una botta e via, uno serio, aveva davvero un bel cazzo, davvero grosso rispetto ai precedenti che avevo “provato”. Mi dicevo che forse la mia amica parlava così perché aveva avuto delle esperienze con cazzetti microscopici e allora per lei non era un problema farsi inculare.
Ma io avevo paura, mi si dia pure della stupida, ma nei video porno che mi era capitato di vedere le ragazze urlavano un casino quando le inculavano. Non pareva essere un’esperienza del tutto indolore, ecco!
Eppure lei insisteva, più del mio ragazzo. “È una cosa da provare, fidati di me”, “ti farà sentire diversa”, “arricchisce il tuo essere donna” e frasi del genere che, sinceramente, poco o nulla spingevano verso la voglia di sverginamento del mio culetto.

Il mio ragazzo? Ogni tanto appoggiava la cappella proprio lì sul mio buchino, ma sapeva che non poteva procedere oltre e rispettava la mia scelta.
Un giorno però, quando me lo appoggiò tra le chiappe, sentendo e risentendo le parole della mia amica riecheggiarmi in testa, per un attimo pensai “dai, ti prego ficcamelo dentro senza avvisarmi”. Non lo fece. Sono certa che se avesse sentito queste parole il cazzo sarebbe diventato ancora più duro. Ma quelle parole rimasero solo nella mia testa, insieme a quelle della mia culo-navigata amica.

Una sera, tornando da lavoro, mentre andavo alla fermata della metro, passando davanti a quel sexy shop le cui vetrine mi erano tanto familiari e in cui avevo messo piede un paio di volte per comperare qualche gadget per amiche che festeggiavano l’addio al nubilato, mi venne in mente che, forse…avrei potuto provare da sola.
Sì, non volevo creare false speranze al mio ragazzo per poi dirgli “no, no, guarda, scherzavo, meglio che esci dal mio culo”. Avrei potuto testare da sola la mia resistenza all’inculata!!

Entrai. Per fortuna non c’era molta scelta. Ci avrei impiegato delle ore, altrimenti, prima di decidere cosa acquistare, persa tra colori, materiali, venature, ecc. Bianco pallido o nero. Piccolo, medio, grande. Comprai un bel cazzo finto nero (marrone scuro in realtà) che rispondesse più o meno alle dimensioni del cazzo di lui. Sono una ragazza precisa. Chiesi addirittura di provare la presa per verificare che non fosse troppo piccolo. Una ragazza probabilmente mi avrebbe invidiata sapendo che stavo controllando che fosse come quello che mi scopavo. E il commesso? Mentre pagavo mi chiedevo se avesse mai provato del senso di inadeguatezza lavorando lì, visto che, immaginavo, la maggior parte delle donne che compra questo tipo di oggetto, lo compra bello grosso. Bah! Magari piacciono anche a lui così.

Seduta nel mio posto in metro non riuscivo a smettere di sorridere pensando all’acquisto che ingombrava la mia borsa. Avevo voglia di sbirciare dentro ma sono un po’ troppo riservata per condividere con degli sconosciuti i miei acquisti a un sexy shop.
Il sesso mi piace, chiariamo subito questo punto. Scoperei dal mattino alla sera con annesse sessioni notturne. Decisi che mi sarei goduta il momento. Avrei cenato, visto il mio ragazzo, certamente scopato, dato la buonanotte ai whatsappiani e poi…il mio momento.

La resa dei conti. A noi due mio bel culetto! Tolsi quel bel giocattolino dalla sua scatola, lo poggiai accanto a me sulle lenzuola, sollevai appena la corta gonna della mia camicia da notte di seta rossa, tolsi il perizoma e piegai le gambe, aperte come quando il mio ragazzo mi lecca il buchetto.
Lo presi in mano. Forse avevo esagerato con le dimensioni. Adesso che il confronto con il suo cazzo era più vicino nella mia memoria, mi resi conto che sarebbe stato perfetto un cazzo tra il medio e il grosso.
Certo era molto realistico. Una cappella così l’avrei succhiata volentieri. Mentre lo avvicinavo al mio culo mi sentii prendere da quell’ansietta da prestazione, quella di un colloquio di lavoro, o di un esame all’università. Sistemai meglio le chiappe così che fossero ben aperte. Con il dito indice dell’altra mano cercai il buchetto e avvicinai quel bel cappellone. Spinsi timidamente. Spinsi. Non entrava. Spinsi. Spinsi più forte. Cominciai a sentire qualcosa, cercai davvero di ficcarmelo in culo, ma era troppo piccolo il mio buco del culo. Non andava. “E che palle” pensavo, “ci sarà pure una ragione se lo chiamiamo «buchetto»”! Continuai per una buona mezz’ora a cercare di incularmi da sola, cambiando posizione, cercando di rilassarmi, ma nulla!

Al mattino la mia desolazione aveva le fattezze di un cazzo finto che mi guardava, ancora lì, di fianco a me, poggiato sul copriletto, e pareva dirmi che sono proprio una sfigata fifona! Dovevo parlarne al mio ragazzo, dirgli tutto e provare con lui. Oppure… Afferrai il telefono, lo fotografai e mandai un vocale piagnucoloso alla mia amica, chiedendole spiegazioni. Lei diceva sempre che non c’è buco troppo piccolo.
Era ancora troppo presto per sperare in una sua risposta tempestiva. Cosa arrivò, poi, insieme a una decina di faccine che ridevano a crepapelle del mio fallimento? La foto del cassetto aperto del suo comodino e, all’interno, la scoperta dell’acqua calda! Intendo dire che potevo arrivarci da sola: il lubrificante idiota, il lubrificante! Mi diedi dell’idiota per ben cinque minuti prima di ringraziarla per la dritta e chiederle recensioni sulle marche più famose. La spiritosona mi salutò dicendomi che era comunque fiera della mia “apertura”. Stronzetta!

Tornai al sexy shop nel tardo pomeriggio, comperai due tipi di gel e…un altro dildo, di più modeste dimensioni, con ventose. Dopotutto Roma non fu costruita in un giorno, perché sfondare il mio culo in un minuto?
Sentivo la vittoria così vicina che decisi che la cena poteva aspettare. Ero così galvanizzata che sulla metro del ritorno avevo vagliato le varie possibilità per incularmi per bene.

Arrivai a casa, mi tolsi la gonna, annodai la camicia alla vita, la sbottonai anche un po’ di più per guardare le mie tette. Mentre mi lavavo le mani guardavo il mio viso sorridente nello specchio. Cominciavo già a sentirmi una vera porca! Insomma, più del solito. Mi distesi sul divano, gamba uno sullo schienale, gamba due spalancata verso il pavimento. Presi dalla borsa il mio amico semiliquido e cominciai a massaggiare il buchetto. A dirla tutta, visto che ho due mani…decisi di usarle tutte e due. Mentre la mia figa si bagnava, senza nemmeno rendermene conto, mi infilai un dito lubrificato in culo, poi ne aggiunsi un secondo. Cazzo come mi bagnavo poco più su. Presi il mio nuovo cazzo e lo cosparsi ben bene, forse anche più del necessario. Di nuovo quella voglia irrefrenabile di succhiare il cazzo. Per fortuna di lì a poco sarebbe arrivato il mio ragazzo.

Mi alzai, lo poggiai sulla sedia della cucina, poggiai le tette sul tavolo, controllai di nuovo con le dita l’apertura del mio culo e poi…scivolai verso il cazzo per impalarmi.
Non entrò immediatamente, lo spostai con la mano verso il punto giusto, chiusi gli occhi, poggiai le mani sul tavolo e godetti ogni millimetro dell’entrata di quel cazzo nel mio culo. Oh, mi sentivo proprio una troia!
Mi impalai e mi scopai, ansimai e gemetti. Mi scopai il culo. Il cellulare squillava, ma io continuavo a prendere il cazzo in culo. Su e giù, su e giù, e andavo sempre più a fondo, sempre più a fondo in quel culo appena sverginato. Mi feci prendere così tanto dalla foga, quando mi misi dritta sul cazzo con le sole mani che si reggevano al bordo del tavolo, che la ventosa si staccò. Ero così eccitata, bagnata. Lo tirai fuori, mi sedetti, mi misi a cosce aperte coi piedi sul tavolo e continuai a gemere e godere col cazzo in figa finché non lo bagnai tutto venendogli addosso.

Presi il cellulare e, ancora un po’ ansimante, registrai al mio ragazzo “vieni subito, devo darti una cosa”.

Malaké

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SOTTO LE LENZUOLA O SOPRA LA LAVATRICE? LUOGHI INSOLITI PER IL SESSO!

SOTTO LE LENZUOLA O SOPRA LA LAVATRICE? LUOGHI INSOLITI PER IL SESSO!

FUORI DAL LETTO CHE TI DICO DOVE FARLO

Stanchi della solita routine sul comodo materasso?
Lei si è addormentata mentre facevate sesso? Azz, già tre volte questa settimana.
Lui si addormenta con le dita nella tua caverna magica? O peggio, con la lingua? Perbaccolina, state attenti! Potresti ucciderlo nel sonno.
Immagino già i titoli “uomo affogato nella patata, la partner mortificata: «sì, lo ammetto, mi bagno troppo»”.

USCIAMO DA STO LETTO?

C’è pure chi fa sesso a letto con il televisore acceso.
Per non disturbare i vicini forse, o forse per non perdere la partita di calcio, o forse perché almeno ha qualcosa di interessante da fare quando lei o lui perde tempo in preliminari troppo lunghi.
Non sono una nemica del letto eh, precisiamo (e nemmeno della TV)!!
Anche a letto il sesso può essere grandioso, c’è una miriade di posizioni da poter provare. Le avete sperimentate tutte? Naaaa, questo lo credete voi!
In questo contesto, però, non voglio restare a letto con voi (anche perché chi mi conosce sa che il mio partner è geloso): voglio esplorare il resto della casa, per cominciare; per finire vi porterò fuori di casa per andare a vedere quali sono considerati i posti più stuzzicanti e strani dove fare l’amore.

IN GIRO PER CASA

All’ingresso

Avete un attaccapanni? La giacca, insomma, dove la mettete al rientro?
Pensate se poteste mettere la vostra compagna con le manine sui bracci più alti, petto contro l’albero (questa ce la ricicliamo anche per la scampagnata magari), culetto un po’ sporgente…eh? Come?
Scusate, vuole aggrapparsi lui ai bracci. Va bene, va bene, fate come volete eh. Io do solo dei suggerimenti di base!!
Ecco, suggerimento importante: se ci sono indumenti che preferite non far profumare di sperma o altro, magari rimuoveteli, ok?

Zona divano

Andiamo avanti e insomma, lì c’è il divano e non mi ci  soffermerei più di tanto. Però, come nel caso del letto, ricordatevi che ci sono anche modi alternativi di utilizzare i nostri soffici amici.
Cioè, vuoi mettere la bellezza di un orale in cui uno dei due è seduto sulla spalliera e l’altro in ginocchio sui cuscini del divano con il viso tra le cosce dell’altro? Oh, se siete bravi, si possono coinvolgere anche i piedi di chi è seduto sulla spalliera.
Altri classici da divano, raga’, sempre che la dimensione del vostro pene ve lo consenta con risultato gradevole, della scopata in piedi contro lo schienale del divano, vogliamo parlarne?
Darei un “wow” come punteggio e un doppio “wow” per… che ne pensate di scopare col corpo dell’altro piegato non a 90 gradi, di meno!? Cioè, piegato di più. Insomma, col bracciolo del divano che faccia da poggia-caverna o poggia-membro, a seconda delle preferenze della coppia.
Ma smettiamola con il divano.

La lavatrice

Un classico che almeno una volta nella vita dovete far provare è il sesso sulla lavatrice in funzione!!!
Tra l’altro la mia cammina per casa quando centrifuga, che immane goduria!
Anche in questo caso, decidete voi come, stando attenti, come ha suggerito il mio compagno, che non sia da incasso, posta sotto ai fuochi da cucina.
Ecco, in quel caso, forse, eviterei. Poi, oh, fate voi.
Il titolo me lo immagino “sesso infuocato e ustionato di una giovane coppia. Lui si giustifica: «non l’ho salvata subito perché credevo urlasse per la mia prestazione»”! Già già…il pisello più grosso del mondo!

Ovunque in orizzontale, verticale e obliquo

Piccio’, usate tutto: tavoli, sedie, stipetti, armadi, mura!

In doccia

E usate la doccia per fare sesso: fatto bene è un triplo “wow”! Non dimenticate l’antiscivolo. No, no, non per il vostro cazzo, quello deve scivolare. Per il piatto doccia, su!

Balconi, terrazze, gazebi, giardini di casa

Volete osare? È tutto buio lì fuori? Chi non ha mai fatto sesso in balcone alzi la mano.
A seconda del vostro grado di esibizionismo, ci sono modi di farlo che coprono o scoprono le vostre parti intime. Sarebbe interessante cominciare dal tutto coperto per poi andare sempre più osando.
Non vorrei rompere ma…sconsiglio il sedersi sulle ringhiere: il mio gatto è caduto tre volte e voi non avete 9 vite (o 7, non c’è univocità nel mondo).

Va bene, dopo la carrellata veloce in casa, prendete le chiavi e il lubrificante che usciamo, via.

DOVE FARE SESSO FUORI CASA

Fare sesso o fare l’amore che dir o far si voglia, ci sono alcuni luoghi che nelle fantasie ricorrono davvero mooolto spesso.
Visto che stiamo uscendo di casa, prima ancora di una sveltina in auto per ricordare i tempi che furono, iniziamo da…

L’ascensore

Spesso usato per scaldarsi, dando una palpatina qui e  una lì, l’ascensore rimane nella “top five” dei luoghi sognati per farsi una trombata non usando la tromba delle scale. Sì, questa era pessima ma non ho resistito. Chiedo scusa in ginocc…no. Chiedo scusa e basta che devo finire l’articoletto e poi mi distraggo.
Ora, il massimo della trasgressione sarebbe farlo in quegli ascensori ove la cabina è trasparente, avete presente? Quelli in cui da fuori si vede tutto l’interno. Anche in questo caso, a vostra discrezione.
Non sono facilissimi da trovare magari, in alcuni alberghi, magari un po’ costosi, però ci sono.
Rischio variabile: dovete decidere se bloccarlo o se vi stuzzica di più l’idea che qualcuno possa farlo aprire mentre state ancora copulando. Ah, certo, se poi volete farlo con pubblico presente…sto zitta!

Il bagno pubblico

Già, già, si ritrova molto spesso nelle fantasie, che siano bagni di treni, aerei, bar, uffici, ecc., anche in questo caso credo che l’eccitazione dipenda molto dall’idea che dietro quella porta ci sia gente, tanta gente.
Qualcuno potrà perfino bussare alla porta mentre lo state facendo. Figo, no?
Infilerei qui anche i camerini dei negozi di abbigliamento, sempre per via della vicinanza con il mondo esterno.

La spiaggia

Sarà per via della mia sicilianità, ma questo lo trovo  poco strano come posto. Insomma, c’è ancora qualcuno nel mondo che non ha mai fatto sesso in spiaggia? Davvero? No, dai, non prendetemi in giro!
D’accordo, c’è umidità.
D’accordo, ci sono i granelli di sabbia che si infilano ovunque.
D’accordo, è difficile trovare un luogo riparato.
D’accordo, ho capito!! Entra in acqua allora. No, non ci credo. Davvero c’è ancora qualcuno nel mondo che non…

Il posto di lavoro

Ora, ci sta che ci siano luoghi di lavoro che non consentono di fare sesso con il partner ufficiale, proprio per l’assenza di “postazioni” adeguate. Capirete che, allo stesso tempo, non potevo esimermi dall’annoverare l’ufficio tra i posti dove farsi una bella sessione di allenamento da sesso. Se avete la possibilità: fatelo!!
Vi rendete conto di quante possibilità offre già la sola scrivania? Sotto, sopra, sottosopra? Non mi ci fate pensare, perché altrimenti vi mollo qui e vado a fare sesso in ufficio dal mio lui, pure mentre continua a lavorare!

Quello che mi manca

Non volevo spoilerare troppo presto.  Cercando su internet, un sito ha annoverato questo come luogo strano per fare sesso e, in effetti… Avete mai fatto sesso in una cabina per le fototessere? Quelle che si trovano vicino alle stazioni ferroviarie, agli aeroporti? Caspiterina, questa sì che sarebbe forte!
Non dimentichiamo che c’è anche la possibilità di immortalare l’evento! Sarebbe proprio la parte migliore dopotutto, no? No, no. Non volevo sminuire le vostre prestazioni, su, non siate permalosi!!

Abbiamo finito!
Termino qui con la mia carrellata di luoghi (diversi dal letto), alla portata di tutti (o quasi) dove fare i porcellini, ma se ve ne vengono in mente altri (fattibili come questi però eh), fatecelo sapere.
Io, intanto, vi lascio e vado a cercare la macchinetta per fototessere più vicina a casa mia!

Divertitevi!!

Martina

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