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Tag: Feticismi e BDSM

Godere con la bestemmia

Godere con la bestemmia

Godere con la bestemmia: perché alcuni trovano eccitante offendere il divino?

C’è chi sussurra “ti amo”, chi geme “più forte”…e chi, a un certo punto, esplode con una bestemmia che farebbe arrossire anche il parroco più di manica larga. Succede. Spesso. Più spesso di quanto pensi.
Lavorando per una linea erotica, vi assicuro, noi ragazze ne sentiamo di tutti i colori. Alcuni chiamanti vogliono dolcezza, altri sottomissione, e poi ci sono loro (forse anche tu): quelli che nel momento di massimo piacere…pensano a Dio, a Gesù, a sua madre e magari anche al bue e all’asinello. Ma perché?
Perché bestemmiare può eccitare? Dietro questa voglia di avere il sacro mentre si scopa, c’è molto più di quanto sembri: storia, antropologia, parecchia libido repressa.
Per alcuni è solo uno sfogo impulsivo, per altri è quasi piacevole, come se si regolasse un conto in sospeso. Può essere liberatoria, forse, per chi la pronuncia, ma perché persino eccitante? Andiamo alla scoperta di un fenomeno con radici profonde e notevolmente sfaccettate.

La bestemmia come valvola di sfogo

Partiamo dal primo livello: lo sfogo emotivo. Da sempre, l’essere umano ha bisogno di scaricare tensioni. Dalla clava lanciata in aria dal cavernicolo furioso al pugno sul tavolo del laureando che perde ore di scrittura della tesi (imposta il salvataggio automatico a un minuto, su), il bisogno di liberarsi da una pressione interna è universale. La bestemmia, in questo senso, è una bomba verbale perfetta: rompe un tabù, genera un picco emotivo, e al contempo offre sollievo (anche se su questo punto se ne potrebbe discutere parecchio).
Probabilmente, in un’epoca in cui tutto dev’essere controllato, filtrato, autocensurato, l’atto di bestemmiare rappresenta una trasgressione pura come quegli insulti dei leoni da tastiera verso il vip di turno. Ma questa trasgressione, il bestemmiare, rientra tra quelle che, a quanto pare, hanno un certo sex appeal che odora di ribellione.

Antropologia del sacro e del profano

Antropologicamente parlando, la bestemmia non è altro che un’inversione rituale. In molte culture, infatti, esiste l’idea di rovesciare l’ordine sacro per esorcizzare il male, per ridere della morte, o per ridefinire i confini della normalità. Capito? Dai su, un piccolo sforzo. È un po’ come in quei carnevali medievali in cui il buffone interpreta, diventa re, ma anche gli insulti alle divinità nei riti dionisiaci, sono testimonianze del fatto che l’essere umano ha sempre giocato col sacro per ristabilire un equilibrio col profano, per “umanizzarlo”.
La bestemmia, in fondo, è questo: un’irriverenza rituale. Un modo per confrontarsi col divino, per ridurlo a misura d’uomo. Ora è più chiaro? Possiamo proseguire? Lo so cosa si aspetta.

Bestemmia e libido: un’accoppiata che non ti aspetti

Eccoci qui. Iniziamo da una verità scomoda: la bestemmia è un atto proibito. E cosa c’è di più eccitante del proibito? Andiamo un po’ indietro nel tempo: ricordi quando ci dicevano “non toccare”? Uuuhh, che voglia di toccare, no? E appena si poteva, che cosa facevi tu? Toccavi il proibito.
Le parole proibite scatenano qualcosa di profondo: un a volte irresistibile connubio tra paura, trasgressione e piacere. Quando ti viene voglia di bestemmiare o farci bestemmiare nel bel mezzo di una chiamata hot, non è solo un insulto rivolto a chi dai deciso di mettere in mezzo, è una sorta di colpo di reni verbale, lo accompagni con la foga dell’averci (o del farti prendere), un modo per trasgredire al quadrato mentre la mogliettina dorme magari.
Ci può stare? Va bene, intanto che ci si riflette un po’ aggiungo anche un’altra cosa eh.

Un po’ di storia, tra forche e fantasie

Se oggi ti squalificano dal Grande Fratello, nel Medioevo, dove si stava bene senza i reality, bestemmiare era un affare molto molto serio. Si rischiava non solo di venire multati, ma perfino la tortura, pensa te. Mica te lo sto dicendo per perdere tempo eh, ma perché questo può farci riflettere di come, nel tempo, magari, possa essersi consolidata come quasi una sfida al potere, una sorta di inno alla libertà.
Diciamo pure che poteva essere un modo per non inginocchiarsi, per non prostrarsi…va bene, ho pensato al sesso orale e adesso devo concentrarmi un attimo. Ci sono quasi…ok! Dicevo che era come un gesto che gridava: “io non mi inginocchio davanti a nessuno, nemmeno a Dio!”.
Se il desiderio di inginocchiarsi può richiamare a noi maialini una immagine sessuale, in questo caso si tratta proprio del contrario. L’eccitazione che nasce dal non inginocchiarsi perché non si deve chiedere permesso a nessuno per fare certe cose. Mi spiego? E meno male che avete noi al telefono come valvola di sfogo eh! Monellacci.
Allora, abbiamo fatto storia, ora passiamo alla geografia?

Una parentesi geografica: dove si bestemmia di più

Pronti per verificare se alcuni luoghi comuni sono fondati? Quali sono le città italiane che hanno il B factor?
Secondo un recente studio di Preply, Venezia è la capitale della bestemmia con una media di 19 imprecazioni al giorno. Seguono Brescia e Padova (17), poi Genova (14), Messina (12) e Milano (11). Bah. Io mi aspettavo di trovare la Toscana, posso dirlo caro Preply? Chissà se mi legge. Penso di sì, chi non mi legge del resto?
Se pensate che questi siano i soliti anziani col dialetto pesante a far alzare l’indice B, vi sbagliate: tra i 16 e i 24 anni si bestemmia in media 14 volte al giorno. Gli over 55, invece, si limitano a un più casto 3,9 (sarà che non finiscono la parola?). Prima o poi mi metterò d’impegno per contare quelle dette con qualcuno di voi. Mi sembrano numeri davvero ridicoli questi. Perché in fondo la bestemmia, nel lavoro da operatrice telefonica (ma non insistete se vi dicono che non vogliono), per qualcuna di noi, è quasi prassi.

La bestemmia come dirty talk estremo

Se il dirty talk è un’arte che tutte noi pratichiamo quando richiesto, alcuni si spingono oltre qualche parolina piccante, desiderano che l’eccitazione si mescoli con il proibito.
In fondo, la bestemmia erotica forse è solo l’ennesima prova che l’essere umano ama godere con tutto se stesso: corpo, anima, e anche le parole. Sono una brava ragazza e ho scritto “corpo” e non “cazzo” eh.
Per concludere torniamo a noi: qui a LuxuryLine nessuno giudica le tue bestemmie, e se durante una telefonata ti scappa qualcosa che scandalizzerebbe la tua fidanzata, cambia fidanzata! No, no, scherzo, scherzo, per carità.
Bah, qualsiasi sia il motivo alla base delle bestemmie, troverai sicuramente delle molto dirty e sexy ragazze che condivideranno questa tua passione. Il consiglio che posso darti, però, è di mettere alla prova anche le non-bestemmiatrici: fidati, le conosco, e hanno molti modi per farti toccare il cielo con un…dito.

Scusate, redazione, ma io non avevo scritto “dito”, chi è che mi ha cambiato il file? No, no, non va bene, ma porca puttana!!

Divertiteviiii.

Martina

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Il piacere voyeuristico

Il piacere voyeuristico

Guardare (senza toccare): il piacere voyeuristico

C’è chi ama essere accarezzato, chi leccato, chi frustato, chi appeso a testa in giù con una pallina in bocca e un’asta tra le cosce (o peggio). E poi c’è lui: il voyeur! Discreto, silenzioso, che riesce a mimetizzarsi nell’ombra col fiato sospeso o fingersi un animaletto sbirciando da un cespuglio una coppietta che scopa inconsapevole in auto. Mimetizzato nell’ombra o tra la carta da parati a fiorellini della nonna, il voyeur non tocca, non parla. Guarda. Con desiderio, con foga, con una fame tutta sua.
Il voyeurismo è quindi, tanto per cominciare, quell’eccitazione che nasce dallo sguardo. Ma non si tratta di un guardare qualsiasi. È uno sguardo affamato, ancor più eccitante se rubato, clandestino, quello che si insinua attraverso una tenda socchiusa o dal buco della serratura del bagno dove la zia tettona sta facendo la doccia. È il brivido dell’invisibilità, l’ebbrezza del proibito, l’adrenalina dell’accesso non autorizzato (ma su questo aspetto faremo qualche precisazione).

Voyeurismo: definizione clinica e realtà sensuale

In termini clinici, il voyeurismo è definito come una parafilia, ovvero una deviazione sessuale, quando l’eccitazione deriva principalmente dall’osservare persone ignare di essere guardate durante atti intimi. Questa definizione, per certi aspetti rigorosa, non racconta tutti gli aspetti di questa storia. Al di là dell’aspetto medico, il voyeurismo ha radici che si immergono nell’esperienza erotica e culturale, rappresentando un desiderio sensoriale e mentale che può essere vissuto, oggi più che mai, in modo sano e consensuale.
Lasciamo da parte la psicopatologia e guardiamo quindi all’essenza erotica, culturale, sensoriale del fenomeno. Molti di noi potrebbero affermare di non aver mai sbirciato un corpo altrui con un certo fremito? E, dall’altro lato, chi non si è mai eccitato un po’ di più all’idea di essere spiato in atteggiamenti intimi col proprio partner o con la propria sessualità? Spesso, una situazione ambigua, riesce ad accendere la nostra voglia più di una notte di sesso con la persona più eccitante del mondo.
Il voyeurismo, nello specifico, non è solo “guardare”. L’eccitazione è data più dall’immaginare di entrare senza bussare, con gli occhi, una forma sottile di possesso mentale e carnale. E, se vissuto con consapevolezza e consenso, può diventare uno degli afrodisiaci più potenti del repertorio erotico umano, trascendendo il mero guardare. Perché?

Il piacere dello sguardo

Perché guardare è già un atto erotico. Non lo dice solo la semiotica, lo dice anche il nostro corpo quando si accende senza essere sfiorato, solo per aver indirizzato lo sguardo su qualcosa di particolarmente gradito ai nostri ormoni. Lo sguardo non è mai neutro, ma ha direzione, peso, intenzione. Può spogliare più di quanto riesca a fare una mano, può entrare sotto pelle, tra la pelle.
Il voyeur trasforma lo sguardo in orgasmo. Non ha bisogno di toccare. Gli basta esserci. Immobile, silenzioso, presente. Ogni dettaglio è suo. Ogni movimento diventa parte di un suo film interiore, girato solo per lui. A volte il corpo accompagna (una mano, un respiro…), a volte è solo la testa che parte e non torna più.
C’è chi guarda per gioco, chi per trasgressione, chi per solitudine. C’è chi lo fa dal vivo (dal balcone, da una fessura, da dietro una tenda) e chi preferisce l’esperienza digitale, per vivere l’emozione di osservare senza nessun timore di essere visti, magari perché dopo quella denuncia della vicina di casa che lo ha beccato col binocolo…

Voyeurismo consapevole: si può fare

Però no, non tutto il voyeurismo è molestia. Esiste una dimensione erotica consapevole e condivisa, lo abbiamo accennato. Non solo è ormai ampiamente possibile, ma a quanto pare anche molto eccitante. Ed è molto flessibile, diciamo così, come “applicazione”.
In molte pratiche BDSM, per esempio, il voyeurismo serve a potenziare il desiderio. C’è chi ama farsi guardare, chi gode a restare nell’ombra, ma entrambi sanno cosa fanno, entrambi ne traggono piacere. Non c’è invasione, c’è gioco, un gioco in cui il livello di perversione è nelle tue mani.
Immagina: una donna nuda al centro di una stanza. Intorno a lei, altri corpi che la osservano, senza toccarla. Lei è l’oggetto del desiderio: osservata, non invasa. Ed è proprio questa distanza a eccitarla, sul serio.
Oppure sei proprio tu a guardare dal vivo: due sconosciuti che si accoppiano davanti ai tuoi occhi, anche tu, per loro, un perfetto sconosciuto di cui non riescono nemmeno a scorgere il viso, ma tu sei lì, coinvolto, e questo ti infuoca e infuoca la coppia che finge o no di non essere osservata.

Voyeurismo 2.0: il digitale tra frontiere abbattute e frontiere da rispettare

Se un tempo si spiava dai buchi delle serrature, dai cespugli o dalle tende, oggi invece basta una connessione internet.
Il voyeurismo digitale si manifesta attraverso contenuti condivisi in tempo reale e non, cam erotiche, piattaforme a pagamento, aree segrete (a proposito, hai già dato un’occhiata alle foto sexy nella pagina dello Shop?). Sei comodamente a casa, con una mano tra le cosce e l’altra sul mouse, mentre guardi arrapato degli scatti di alcune delle ragazze sexy di LuxuryLine che si mostrano, si offrono a te e alle tue perversioni. Il gioco del vedere e non essere visti diventa ancora più potente, soprattutto se poi puoi anche chiamare al telefono quella ragazza.
È sempre bene tener presente che, nell’esperienza generale del web, deve esistere un confine invalicabile. Quando si parla di fantasie, tutto (sapete a cosa ci si riferisce) è consentito, ma attenzione, perché, nel web, i video rubati, i contenuti “leaked”, e le pubblicazioni senza consenso sono violazioni gravi. Qui finisce l’erotismo e comincia la violenza.
Spiare qualcuno senza il suo consenso può essere particolarmente eccitante, siamo d’accordo, ma è una violazione. Punto.
Il voyeurismo può essere una fantasia potente, ma deve restare fantasia o diventare un gioco condiviso tra adulti consapevoli.
I guardoni non devono preoccuparsi però, perché esistono spazi sicuri, anche dal vivo: club privati, community online, giochi di ruolo in coppia. Basta saper dire cosa si vuole, cosa no, e con chi. Da lì si può esplorare uno dei piaceri più raffinati della psiche erotica.

Letteratura, cinema, cultura pop: il voyeurismo è dappertutto

Non è certo di un fenomeno nuovo quello di cui ci siamo occupati. È ormai ovunque. Lo avete notato? Eccone degli esempi allora. Hitchcock ne ha fatto un capolavoro sul tema con “La finestra sul cortile”, ma la lista è lunga: “Eyes Wide Shut”, “Shame”, “L’uomo che guarda”, certi episodi di “Black Mirror”. Il voyeurismo è uno specchio del nostro tempo. Siamo una civiltà che guarda e si fa guardare. I social sono una forma accettabile e sterilizzata di esibizionismo. Le stories di Instagram sono finestre sul desiderio altrui, solo meno sudate.
Anche la letteratura non scherza: Bataille, Anaïs Nin, Nabokov. Tutti, a modo loro, hanno raccontato l’ebbrezza dell’occhio che spia e gode.
Resta allora una domanda da porsi, infine.

Perché il voyeurismo ci accende così tanto?

Perché è una tensione perfetta tra lontananza e intimità. Ti ecciti senza esporti, ti senti parte di qualcosa senza esserne coinvolto fisicamente. È desiderio puro, non filtrato. Nessuna dinamica di coppia, nessuna performance. Solo un occhio che guarda, un corpo (o più) che si muove, un desiderio che cresce.
Guardare senza toccare è una forma altissima di autocontrollo erotico. Un esercizio di tensione. Un gioco di potere. Chi guarda ha il dominio. Ma anche chi si fa guardare ha il controllo della scena. È un equilibrio che funziona e che diventa sublime.
E tu? Hai mai guardato qualcuno in silenzio, con l’aria di chi sta per fare qualcosa…ma non la farà?
Oppure ti sei mai spogliato lentamente, sapendo (o sperando) che qualcuno ti stesse osservando?
Raccontaci le tue esperienze e fatti sorprendere da quelle delle calde ragazze di LuxuryLine. Ti aspettano.

Astarte

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OLTRE IL FETICISMO. IL PIACERE SEGRETO DEI PIEDINI

OLTRE IL FETICISMO. IL PIACERE SEGRETO DEI PIEDINI

I piedi, spesso relegati in fondo persino nel linguaggio della sensualità, nascondono un potenziale erotico sorprendente e multiforme. Per alcuni sono un semplice oggetto di desiderio estetico, per altri un autentico feticismo dei piedi che scivola nel terreno della dominazione e della sottomissione. In una dinamica BDSM, il piede si fa simbolo di potere, di abbandono, ma anche di desiderio e controllo. Non è solo una parte del corpo, è un linguaggio fisico che parla di piacere, di dominio, di sottomissione.

Zone erogene del piede, un corpo da riscoprire

Il piede non è solo simbolico, è anche un concentrato di sensibilità fisica che, se stimolato nel modo giusto, può generare risposte corporee ed emotive straordinarie. Le zone erogene del piede sono molteplici, e scoprire come stimolarle può aprire nuovi orizzonti nel gioco erotico di coppia.
L’arco plantare è una delle aree più sensibili. La pelle qui è delicata, ricca di terminazioni nervose che rendono il piede una zona incredibilmente reattiva al massaggio piedi o anche al “foot licking”. Sia con le mani che con la lingua, questo spazio può regalare sensazioni di piacere intenso, rilassamento profondo o un’eccitazione crescente.
Le dita dei piedi, protagoniste del “foot fetish”, sono forse l’elemento più amato in assoluto. Pratiche come il “toe sucking”, il leccare e succhiare le dita sono tra le più diffuse tra i feticisti. Secondo alcune teorie neurologiche, la stimolazione di questa parte del corpo è legata a sensazioni che coinvolgono anche i genitali, accrescendo così il piacere.
Il tallone, pur essendo meno sensibile, trova il suo posto nella riflessologia plantare, dove viene stimolato per alleviare tensioni nella parte bassa della schiena.
La caviglia e la parte superiore del piede, spesso ignorate, sono zone altrettanto sensuali. La pelle sottile e il profilo delicato si prestano a carezze leggere, baci passionali e sfioramenti lenti che possono scatenare un desiderio silenzioso ma incredibilmente intenso.

Il piede nel gioco del potere: dominazione, sottomissione e ritualità

Quando il piede entra nel gioco del BDSM, diventa un vero e proprio strumento di potere. Inginocchiarsi per baciargli le dita, leccarlo o semplicemente adorarlo sono gesti di assoluta devozione, ma anche di riconoscimento di un potere dominante. La pratica del “foot worship”, tanto amata nella scena dominazione/sottomissione, include una vasta gamma di atti: baci, carezze, annusamenti, massaggi, e a volte il “footjob”, dove il piede diventa strumento attivo di stimolazione sessuale.
In contesti più estremi, il piede può anche diventare il protagonista di pratiche come il “trampling” (calpestamento erotico), dove il corpo si sottomette letteralmente a quello del dominatore, che utilizza il piede come mezzo di controllo e stimolazione. Questi atti, tuttavia, non si limitano a un semplice piacere fisico. Rientrano in un gioco psicologico complesso, dove potere e sottomissione si mescolano fino a diventare rituali erotici in cui la fiducia e il consenso sono fondamentali.

Storia, cultura e simbolismo: un gesto antico, un desiderio moderno

L’adorazione dei piedi non è certo una moda recente. Nelle tradizioni antiche, baciarsi i piedi o inginocchiarsi per toccarli era un segno di umiltà e rispetto. Nel Medioevo, ad esempio, solo inginocchiandosi si potevano toccare i piedi di un re o di un vescovo. Questo stesso simbolismo è stato traslato nel contesto erotico contemporaneo, dove baciarsi i piedi di una persona rappresenta una forma di sottomissione consapevole, ma anche un atto di intimità e devozione.
L’adorazione del piede, in questa chiave, diventa quindi un atto che unisce potere e vulnerabilità, fascino estetico e desiderio viscerale. Un “footjob”, un “toe sucking”, un semplice “foot kiss” possono diventare, in questo contesto, gesti incredibilmente erotici e carichi di significato.

Perché i piedi piacciono tanto? Neuroscienza, estetica e desiderio primordiale

Dal punto di vista neuroscientifico, il neurologo Vilayanur Ramachandran ha evidenziato come nel cervello le aree che rispondono alla stimolazione dei piedi siano adiacenti a quelle che elaborano le sensazioni provenienti dai genitali. Per molte persone, questa vicinanza può portare a una forte connessione tra il piacere fisico suscitato dai piedi e quello sessuale.
A questo aspetto neurologico si aggiungono le caratteristiche estetiche dei piedi: dita affusolate, unghie curate, pelle liscia, caviglie sottili e muscolatura tonica. Tutto ciò contribuisce a una bellezza alternativa e discreta, che però suscita un desiderio viscerale per chi apprezza il “foot fetish”. La pelle del piede, il suo odore naturale dopo una lunga giornata in scarpe chiuse o calze aderenti, può essere una fonte di attrazione irresistibile, un’ulteriore dimensione del piacere che scivola nel “fetish olfattivo”.

I numeri non mentono

Non è solo una questione di desiderio personale, ma anche di numeri. Secondo un sondaggio condotto da “YouGov” nel 2022, quasi il 50% degli adulti ha dichiarato di provare una qualche forma di attrazione verso i piedi. Tra questi, il 22% ha ammesso di aver partecipato attivamente a pratiche di “foot fetish” o di “foot worship”. Le stesse tendenze sono in crescita anche in Europa e in Italia, dove gruppi come “Foot Fetish Italia” e forum online dedicati al feticismo dei piedi raggiungono migliaia di utenti.

Consenso, fiducia e gioco consapevole

Tutto questo, però, funziona solo se le regole sono chiare. Come ogni pratica BDSM, anche quella legata al “foot fetish” deve basarsi su comunicazione, ascolto, sicurezza e consenso. Le parole di sicurezza, il dialogo aperto, la comprensione reciproca dei limiti, sono fondamentali.
Chi si sottomette non lo fa per essere umiliato, ma per esplorare con fiducia una forma di abbandono. Chi domina non cerca controllo assoluto, ma il potere consapevole di guidare un piacere condiviso. Questo rende ogni gesto, dal più lieve al più audace, un frammento di una relazione profonda e rispettosa.

Un piede non è solo un piede

Il piede, in questa luce, smette di essere semplicemente un’estremità del corpo. Diventa uno spazio di desiderio, una chiave simbolica, un territorio condiviso dove si incontrano estetica, erotismo, dominazione, sottomissione e ritualità.
Nel gioco della sensualità adulta, libera e consapevole, anche un gesto semplice (come un bacio sul piede, un massaggio lento, o il tocco della lingua tra le dita) può trasformarsi in qualcosa di profondo. Non è solo piacere fisico, ma un linguaggio del corpo che parla di fiducia, ascolto e potere.
In una relazione basata sul rispetto, sull’intesa e sul desiderio reciproco, il piede può diventare molto più di un dettaglio anatomico: può essere uno spazio sacro, uno strumento di seduzione, o il fulcro di un’intimità che sfida i confini della normalità.
Perché sì, a volte, è proprio sotto i tuoi piedi che nasce il piacere più autentico.

Astarte

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Luxury short stories: vita da padrona

Luxury short stories: vita da padrona

Eccomi finalmente a casa dopo un estenuante pomeriggio di shopping. Butto tutte le borsine sul divano tranne una: il mio autoregalo. Tolgo gli stivali e li lascio disordinatamente nel corridoio prima di entrare in camera.

Mi siedo sul bordo del letto ed estraggo il contenuto dal sacchettino: è ricoperto da una velina profumata che scarto con impazienza! Bello, bellissimo il mio nuovo completino intimo!!
È composto da reggiseno, perizoma e reggicalze di pizzo nero decorato da piccoli Swarovski. Non vedo l’ora di vedere come mi sta quindi tolgo il giubbino e sfilo il vestito di velluto.
Mi metto davanti allo specchio e, guardando il mio riflesso compiaciuta, tiro via la lingerie che stavo indossando e la sostituisco con il mio nuovo acquisto, aggancio il reggicalze alle autoreggenti che già portavo e voilà, sono pronta!

È stupendo, mi sta a pennello e comincio a fantasticare sull’effetto che farà a chi me lo vedrà addosso e, visto che il solo pensiero mi eccita, inizio a toccarmi.
Comincio dal seno soffermandomi con i polpastrelli sui capezzoli, disegno piccoli movimenti circolari, poi scendo tra le gambe e mi accarezzo da sopra le mutandine.
Sono così bagnata che decido di sdraiarmi sul letto. Ora le dita scivolano sotto il tessuto per stuzzicare il clitoride e per entrare nella mia fighetta calda. Le muovo velocemente su e giù fino a raggiungere l’orgasmo.

Ho ancora il respiro accelerato quando una voce mi riporta alla realtà. “Padrona”. Mi ero completamente dimenticata della sua presenza.
“Schifoso guastafeste, mettiti in ginocchio ai miei piedi e leccali. Non osare guardarmi o ti schiaccio quella faccia di merda che ti ritrovi”.
Mi siedo sul bordo del letto per permettergli di eseguire il mio ordine.
“Allora… Ti eccita guardarmi vestita così vero? Guarda che muso da cane affamato, sei patetico! E sai qual è la cosa più divertente? Che potresti supplicarmi per ore, potresti essere l’ultimo uomo sulla faccia della terra e comunque non me ne fregherebbe niente di te”.

Lo obbligo con un calcio a sdraiarsi per terra. “Giù, forza, quello è il posto dove stanno i vermi come te”. Lo osservo dall’alto, non è neanche degno di essere calpestato quindi mi limito a sfiorare il suo corpo camminando verso la porta. Mi volto e gli sibilo: “ricordati chi comanda”.

Dopo qualche minuto suona il campanello, finalmente è tornato il mio ragazzo, era proprio lui la persona alla quale stavo pensando toccandomi.
Scopiamo in salotto e…mmm quanto mi fa godere! Intanto quella nullità è costretta a sentirci, è costretta ad assistere a ciò che non potrà mai nemmeno immaginare di fare!

Clarissa 69

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Racconti erotici di dominazione: la mia prima volta da sottomesso

Racconti erotici di dominazione: la mia prima volta da sottomesso

Non credevo nei racconti erotici di dominazione, pensavo fossero esagerazioni, quelle cose che si leggono solo nei romanzetti, fantasie estreme distanti anni luce dalla realtà. Poi… Poi è arrivata lei che con una sola parola ha sgretolato tutte le mie certezze.
“Inginocchiati!” Non c’era rabbia nella sua voce, solo controllo e io ho obbedito, senza pensare, senza riflettere, come fosse un automatismo.
Mi aspettavo di vederla sorridente, avvolta da un sexy vestitino colorato, pronta per la nostra prima uscita; invece indossava un completo di latex nero, il sorriso era più da pantera affamata che da gattina emozionata e altro che tavolo a lume di candela! Le candele c’erano ma per essere usate su di me.
Ed è così che ebbe inizio la mia prima volta da sottomesso.

Dominazione femminile: tutto inizia con un sì

Eretta e bellissima di fronte a me che sono prostrato ai suoi piedi, la classica immagine che viene alla mente quando si pensa alla relazione mistress slave, appoggia l’estremità del frustino sulla mia guancia. Dice che imparerò il significato di provare piacere nella sottomissione, che capirò che cosa vuol dire essere spogliato di tutto tranne del desiderio e, con un tono di voce più scottante della sabbia a mezzo giorno in pieno agosto, mi chiede se sono pronto per cominciare.

Un brivido mi ha attraversato come un colpo netto, la voglia di cedere ha preso il sopravvento e il sì è arrivato senza che me ne accorgessi, non ad alta voce, non in modo chiaro, semplicemente il mio corpo ha parlato per me. Il respiro accelerato, la pelle tesa, gli occhi bassi, tutto gridava deferenza totale per la mia padrona.

“Molto bene, bravo, lo sguardo deve rimanere a terra, non sei autorizzato a distoglierlo dal pavimento. Ora spogliati, ti voglio nudo a mia completa disposizione. Fallo lentamente, devo godermi lo spettacolo”.
La mia esperienza di sottomissione entra così nel vivo.

Giochi di potere e desiderio estremo

Ogni gesto diventa parte integrante del rituale mentre gradualmente tolgo tutto senza fretta. Mi sento esposto e vulnerabile sotto il suo sguardo fisso ma non ho paura, anzi, questa circostanza ha qualcosa di ipnotico e io non posso far altro che lasciarmi incantare.

Ora sono totalmente nudo, lei fa un giro completo intorno a me poi si ferma e mi lega i polsi sopra la testa. Il nodo è saldo e ben studiato e il contatto con la corda risveglia in me un bisogno primitivo di arrendermi, una sensazione nuova difficile da spiegare, probabilmente solo chi ha avuto una storia erotica di dominazione può capire.
Schiaccia un capezzolo con le dita dopodiché afferra una fascia appoggiata allo schienale di una sedia e mi benda.

Ogni suono, ogni respiro risultano amplificati e io sono in balia delle sue decisioni, dei suoi desideri estremi, dei suoi giochi di potere e il punto è che è tutto perfetto così.

“Sei mio, sei il mio giocattolino, non ti muoverai, non implorerai, non farai niente di niente finché io non te lo permetterò”.
Le sue mani mi stringono le palle, le unghie graffiano petto e schiena. Continuavo a pensare a quella frase come un martello. Mi dava fastidio, lei non è delicata ma il dolore si mischia al piacere.
Non sento niente per qualche secondo, il suo è controllo puro, attesa distillata in aspettativa. Ecco il fruscio della frusta che si abbatte sulla scapola destra e io mi sento finalmente marchiato, sento finalmente di essere una sua proprietà.

Cedere del tutto all’esperienza BDSM

“Apri la bocca”. Eseguo senza chiedere spiegazioni, mi infila in bocca un oggetto metallico e mi ordina di succhiare, non capisco cosa sia ma eseguo. Lo sfila e lo passa sul collo, ha una punta tagliente e la pelle brucia al suo passaggio. Scorre fino all’addome e prosegue sul cazzo. Si stacca da me e sento la mancanza di quella lingua pungente.

La sento maneggiare con una bottiglia e un bicchiere. “Apri di nuovo”. Le labbra si schiudono e un liquido dolce mi pervade. Mmm buono, è vino. Ripete l’azione altre due volte.
“Adesso appartieni a me” mi sussurra all’orecchio sinistro e ha ragione, sono sovrastato dalla dominazione femminile: è un patto, un giuramento non scritto che si crea nella relazione tra mistress e slave, e io mi sento più vivo che mai.
Mi spinge obbligandomi a sdraiarmi a pancia in giù. I tacchi riecheggiano nella stanza mentre camminando lentamente disegna cerchi perfetti intorno alla mia figura. So bene che cosa sta per accadere, sarò il suo tappeto, lo so e lo voglio. Quante volte l’ho letto nei racconti di dominazione ed ora sono io il protagonista.

Forse sono solo stanco di avere io il controllo, forse scoprirò che abbandonarsi è più potente che dominare ma quando sento la pressione della suola sulla mia schiena capisco di essere stato sommerso nell’abisso di piacere che solo la resa può donare.

Dopo il BDSM il legame che resta

Sto gemendo mentre la cera si raffredda e le sue dita sciolgono il nodo ai polsi. “La benda toglitela da solo”. Ci metto qualche istante a mettere a fuoco la sua figura e wow! Seduta sul divano, con le gambe accavallate e il calice di vino in mano, negli occhi la stessa fermezza di quando mi aveva legato e un lieve sorriso orgoglioso, come se sapesse perfettamente di aver raggiunto il suo obiettivo.

“Ora vieni qui, in ginocchio”. Questo comando suona come una carezza alle mie orecchie. Non ci sono più corde e fruste eppure sento che il gioco BDSM non è finito, ha solo mutato forma, perché questo tipo di abbandono non finisce con i lacci che vengono slegati o con la chiusura di una porta. È un senso di appartenenza che ti incide nel profondo.

“Per essere stata la prima volta devo dire che hai retto bene, più di quanto pensassi” dice accarezzandomi i capelli. La gola chiusa dall’emozione, perché in fondo so bene che la resa è stata più emotiva che fisica e in fondo so anche che non servono parole.
Lei è riuscita a far emergere, con la sua dominazione femminile impeccabile, un lato di me che non sapevo di possedere, senza forzare, con naturalezza.
Mi sento in pace, una pace nuova fatta di confini superati e giochi estremi.

Le bacio la mano che mi porge per aiutarmi ad alzarmi. “Mi vorrai ancora dominare vero?”, le chiedo sentendomi più nudo di prima, soprattutto quando la sento ridere in risposta. “Tu sei mio, quando schioccherò le dita tu mollerai qualsiasi cosa tu stia facendo e correrai da me”.

Luca 86

Chiama una delle Luxury girls e vivi il tuo racconto BDSM in diretta. Trova la tua padrona preferita e controlla nei turni quando la potrai trovare.

Per approfondire il tema della dominazione femminile su una linea erotica leggi mistress al telefono schiavizzano sottomessi.

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Mistress al telefono schiavizzano i sottomessi

Mistress al telefono schiavizzano i sottomessi

Le dominatrici al telefono erotico. Sono bellissime donne pronte a esercitare il pieno controllo sui loro sottomessi, sia a livello fisico che psicologico.
Che siate cagnolini scodinzolanti o puttanelle pronti a essere sodomizzati, che siate Money slave o feticisti leccapiedi, che siate masochisti o delle nullità le mistress al telefono soddisferanno spietatamente qualsiasi richiesta, sì, perché queste sono solo alcune delle categorie di schiavi esistenti.
Spesso si tende a pensare che il sottomesso sia disposto ad eseguire qualsiasi ordine o comando dettatogli dalla padrona al telefono beh, non è così. È bene ricordare che si tratta di un gioco sessuale e, come in tutte le pratiche, ognuno ha i suoi gusti. Inutile voler usare lo strapon su uno slave che vuole solo sentirsi dire che ha il pisello piccolo, ecco perché è importante affidarsi a linee erotiche professionali.

Padrone al telefono erotico: istruzioni per l’uso

Come spiegato nel paragrafo precedente ogni schiavo è diverso dall’altro e le mistress al telefono non sono delle indovine perciò, dopo aver composto il numero della propria linea erotica di fiducia, sarà indispensabile presentarsi e palesare la propria richiesta e i propri gusti, in caso contrario sarà la padrona stessa a chiedervi che tipo di slave siete. Questo step può sembrare noioso ma è fondamentale affinché il gioco fili liscio e si crei la giusta complicità.
A meno che la vostra non sia solo una fantasia, potete tenere a portata di mano qualche attrezzo di vostro gradimento, per esempio elastici o plug, oppure descrivere alla vostra dea cosa vi circonda in modo tale che la sessione di sottomissione telefonica possa sembrare il più realistica possibile, grazie a compiti concretamente realizzabili.
Se quello che desiderate ottenere dalla mistress al telefono è solo umiliazione verbale premuratevi di esporre i vostri limiti onde evitare che l’operatrice possa pronunciare frasi che urtino la vostra sensibilità.
Anche se siete divisi dal telefono erotico ricordatevi di rivolgervi con i giusti appellativi alla vostra dominatrice: mia dea, mia regina, mia Signora ecc.
Foto (nella tutela della privacy), regali ed eseguire dei compiti tra una telefonata e l’altra sono piccoli elementi che rafforzano il legame schiavo-padrona.

Dominatrice severa e sexy

Perché la pratica della sottomissione piace così tanto?
Dopo un’intensa giornata di lavoro, magari in ruoli che richiedono autorevolezza o molta concentrazione, si ha solo voglia di spegnere il cervello e non pensare più a niente ed è qui che entrano in gioco le mistress al telefono.
Voi non dovrete far altro che farvi guidare dalla loro voce e lasciarvi andare, rilassarvi e godere ogni secondo delle intense sensazioni che il bdsm riesce a sprigionare, anche attraverso i numeri erotici.
In più il lato positivo delle hotline è che sono attive 24 ore su 24, quindi potrai sempre trovare una padrona al telefono pronta a sottometterti.
Accantoniamo il fattore “stacco la spina, fai tutto tu” e concentriamoci su un aspetto molto più materiale: la bellezza delle mistress al telefono. Avvolte in sexy lingerie di latex o pelle, agghindate con mascherine e guanti, con splendide gambe velate dai collant e tacchi vertiginosi pronti per essere succhiati, basta, mi fermo qui perché già vi vedo tutti in ginocchio, non mi sbaglio vero?
Lo so che non vedete l’ora di finire di leggere per chiamare i nostri numeri 899 e, tranquilli, non mi dilungherò perché questo non è di certo il mio settore, ma voglio portare la vostra attenzione sulla componente psicologica. Nel ruolo schiavo-padrona difficilmente ci si annoia, spesso si crea suspense aspettando il comando della mistress, vengono coinvolti diversi sensi e il dolore si fonde con il piacere, morale i neurotrasmettitori si scatenano, adrenalina ed endorfine entreranno in circolo, come una sana droga, rendendo questa esperienza indimenticabile e impossibile da non ripetere.
Ora andate e fatevi sottomettere, non dovete far aspettare le meravigliose mistress al telefono.

Alessia

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Intervista ad uno schiavo

INTERVISTA AD UNO SCHIAVO

un cane opsss … uno schiavo si mette a nudo per noi

A : La risposta dell’ospite di oggi alla domanda” sei disponibile per un’intervista anonima? “Dai che poi se sei bravo ti lancio una frittella” è stata “Sarebbe un onore anche mangiarlo dopo che lo hai calpestato”. Signori/e ecco a voi uno schiavo! Risponderai a tutte le mie domande stando legato alla poltrona del salotto di Luxury ma iniziamo. Da quanti anni sei un cane e come l’hai scoperto?

S : Penso siano molti anni che lo sono ma sinceramente non ricordo quando è iniziato.

A : le domande sono due!

S : Ho scoperto di essere un cane quando ho capito la superiorità indiscussa delle donne.

A : Ecco vedi non ci voleva molto. Spiega che tipo di sottomesso sei.

S : Cioè?

A : Ci sono quelli masochisti, le puttanelle, quelli che vogliono insulti, i bancomat e chi più ne ha più ne metta

S : Potrei classificami come masochista feticista e bancomat

A : masochista?

S : Si

A : Buono a sapersi, quindi la prossima volta che mi massaggi i piedi ti posso anche prendere a calci.

S : Si

A : E perché io lo so solo adesso? Altro che frittella dopo questa meriteresti solo schiaffi

S : Chiedo perdono padrona

A : Si fottano le scuse, non mi sembrano dettagli da omettere io mica me lo posso sognare ma cosa mi posso aspettare da un cane.
Ora concentrati e sforzati per dare una risposta decente, cosa provi quando vieni sottomesso?

S : Mi sento bene so che è quello il mio posto

A : Infatti lo è ed è li che dovresti stare anche se non ti sentissi bene. Tutte le donne sono superiori ma non tutte sono padrone, come le riconosci?

S : Non sempre le riconosco purtroppo a volte sbaglio anche se secondo me tutte le donne dovrebbero essere riverite e servite.

A : Questo sì e tu lo devi comunque fare a prescindere dalla loro natura. E con me? Cosa ti ha fatto pensare che lo fossi?

S : Il tuo carattere e poi ho sperato che lo fossi perché era giusto strisciare ai tuoi piedi

A : Ed è è un peccato che tu non lo possa fare più spesso, anche perché adoro trovare tutto pronto.
La ” punizione” che preferisci?

S : Dover stare immobile con dei piedi vicino o vedendo la padrona mangiare

A : Legato per bene! E la cosa che ti hanno fatto fare che ti è piaciuta meno? L’hai fatta lo stesso o ti sei rifiutato?

S : Mangiare una scatoletta di cibo per gatti e l’ho fatto come da ordine

A : Che schifo ma forse meglio del cibo calpestato con le scarpe anche se ora non meriteresti neanche quello.
Come vivi questo tuo essere cane con le relazioni sentimentali? Lo tieni in disparte o diventa parte integrante della relazione?

S : Per il momento l’ho sempre tenuto da parte perché non ho mai trovato una ragazza che ne fosse divertita.

A : Penso di parlare anche a nome delle altre padrone dicendo che nessuno vorrebbe uno schiavo come fidanzato ma è anche logico, nessuno si fidanza con il proprio cane o con un verme.

S : Verissimo.

A : Ora lo spedisco a farmi la spesa, gli ho già dedicato troppo tempo.
Non che ci si potessero aspettare chissà quali risposte elaborate da un essere inferiore ma spero di avervi fatto fare un giro interessante in questo mondo. Faccio scegliere a voi, se lo merita un dolcetto?

S : Grazie Padrona, chiedo umilmente perdono, corro a servirla.

Alessia

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IL BDSM: impariamo a conoscerlo e a riconoscerlo

IL BDSM: impariamo a conoscerlo e a riconoscerlo

Preve e conciso manuale per la conoscenza del BDSM.

BDSM è l’acronimo di “Bondage”, “disciplina/dominazione”, “sottomissione/sadismo” e “masochismo”. Con il termine BDSM si intendono quindi centinaia di giochi erotici diversi tra loro, che hanno però una caratteristica in comune, quella di prevedere una dinamica di sottomissione e dominazione. I protagonisti di questi giochi sessuali sono solitamente un dominatore (MASTER) e un sottomesso (SLAVE), che giocano i propri ruoli nella piena consapevolezza e con assoluta consensualità.
A dimostrazione del fatto che sesso e letteratura siano un binomio di gran successo, vi sono le origini di alcuni termini che fanno ormai parte indissolubile dei nostri giochi.
Il termine “sadismo”, infatti, nasce dal nome del Marchese De Sade, vissuto a cavallo tra il 1700 e il 1800, scrittore di romanzi nei quali raccontava svariate pratiche sessuali dolorose che, egli stesso, si era preso la briga di sperimentare.
La parola “masochismo” risale, invece, allo scrittore Leopold Von Sacher-Masok, che, nell’Ottocento diede alle stampe “Venere in pelliccia”, un romanzo autobiografico in cui il protagonista decide di firmare un contratto di sottomissione ad una donna.

Le modalità di messa in atto di pratiche BDSM sono davvero molto diversificate, ed è consigliabile iniziare con quelle più soft, per poi passare, con l’esperienza, ad altre più hard.
Nel grande universo BDSM è possibile, però, distinguere le tipologie di pratiche due macroaree:
SSC: con questa sigla, che indica “sano, sicuro e consensuale”, si indicano le pratiche soft (per esempio lo spanking o lo sculacciamento).
RACK: questa sigla indica invece Risk Aware Consensual Kink, cioè tutti quei giochi da praticare nella consapevolezza del rischio che vi è correlato. Ne fanno parte tutte le attività “clinical”, che mirano, cioè, a legare la ricerca del piacere alla sfera medica.

Le ricerche stimano che ben 4 milioni di italiani pratichino BDSM ma, in realtà, se si tenesse conto delle singole pratiche soft, probabilmente questo numero sarebbe ancora più grande.

Imprescindibile, quando si pratica BDSM, è l’uso di una Safe word, una parola scelta prima dell’approccio sessuale, da utilizzare nel momento in cui si decide di stoppare la pratica erotica.

Un aspetto che spesso non si conosce, delle attività di BDSM, è l’esistenza di un momento conclusivo del rapporto sessuale che è chiamato after care. Il dominatore o la dominatrice si dedicano al sottomesso o alla sottomessa, sia dal punto di vista fisico sia dal punto di vista emotivo: una vera propria presa di cura che ha lo scopo di far terminare il rapporto sessuale nel migliore dei modi e con una sensazione di benessere.
È importante che chiunque si avvicini a quest’universo di giochi erotici e di pratiche sessuali, sia consapevole di ciò a cui va incontro e che conosca il proprio corpo e il proprio piacere, così da poter comunicare al proprio partner le sue sensazioni, e sapere quando è il momento di fermarsi.
La comunicazione, fondamentale in ogni rapporto sessuale, acquisisce ancora più importanza se si praticano tecniche legate al BDSM.

Alcune delle ragazze di LuxuryLine amano l’universo BDSM, ti basterà leggere alcune delle loro interviste per capirlo!
Sono brave padrone, ma non disdegnano di essere sottomesse da un Master che ci sappia fare!
Come sempre, rinnovo il mio invito a sperimentare con loro perché, sono sicura, sapranno indicarti nuove vie del piacere!

Gioca consapevolmente e sempre nel massimo rispetto, fidati, l’esperienza non ti deluderà!

P.s. c’è un aspetto delle pratiche BDSM che ho volutamente tralasciato e che mi piacerebbe approfondire in seguito, mi riferisco a tutti quei giochi che, seppur da considerarsi erotici, non prevendono l’atto sessuale o un coinvolgimento di entrambi i partner nell’azione erotica!
Ti piacerebbe se ne parlassi in seguito?

Come sempre spero che la lettura sia stata piacevole e ti invito a contattarci all’indirizzo contattami@luxuryline.it !
Puoi scriverci per darci dei consigli, suggerirci nuovi argomenti da trattare, prendere appuntamenti con le nostre ragazze e molto altro! Non perderti le news sulla home page del nostro sito!

Mia

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Il cuckolding

Il cuckolding

Tutto quello che c’è da sapere sulla fantasia del cornuto

Ti reputi un tipo geloso o ti stuzzica l’idea che la tua donna possa suscitare i desideri sconci di altri maschietti?
Hai mai immaginato che la tua partner possa essersi intrattenuta con altri? Ti sei mai eccitato facendo una fantasia simile?
Se la risposta è sì probabilmente leggerai qualcosa nelle prossime righe che in qualche modo riguarda anche te! Se invece non ti senti chiamato in causa…chissà…potresti provare ad esplorare in futuro sentieri fantastici che ancora non hai percorso.

che cos’è il cuckolding?

Il cuckolding è una pratica erotica abbastanza diffusa. In termini psicologici viene definita “trolismo” e indica un tipo di parafilia nella quale, all’interno della coppia, uno dei partner ha esperienze sessuali con una terza persona sotto l’occhio vigile del compagno\a. Questa pratica sembra essere il contenuto di molte fantasie sia tra gli uomini che tra le donne (58% dei soggetti maschili, 33% soggetti femminili) tuttavia, resta ad oggi ancora uno dei grandi temi tabù nell’ambito della sessualità.
Si manifesta di solito all’interno di coppie eterosessuali nelle quali un partner, generalmente il maschio, come suggeriscono le percentuali, osserva l’altro avere rapporti sessuali con una terza persona estranea alla coppia, il Bull (toro).
Ma cosa significa il termine cuckold? Richiama una parola medievale francese che significa “cuculo”. La femmina di questa specie sembra avere più partner nel corso della sua vita e, a quanto pare, ha l’abitudine di utilizzare i nidi di altri uccelli per deporre le sue uova.

La pratica del cuckolding, a dispetto dei molti pregiudizi, può essere vissuta con serenità da entrambi i partner e può rientrare nell’area dei giochi sessuali legati al ruolo e al potere; tutto ciò se la scelta di esercitarla è condivisa, consapevole e consensuale.

Il cuckolding in pratica.

Gli uomini, tendenzialmente, sono attratti ed eccitati dalla componente voyeuristica del gioco sessuale, cioè provano piacere nell’osservare la propria partner diventare l’oggetto del desiderio di un altro uomo e nel guardare il godimento sessuale di lei. Alcuni maschi, inoltre, traggono piacere dall’idea della potenziale umiliazione (nel gioco erotico) legata all’esclusione dal rapporto sessuale.
Per quanto riguarda le femminucce, invece, pare che il fattore maggiormente eccitante sia legato ad una componente esibizionistica, ovvero al fatto di sentirsi desiderate, di essere osservate mentre provano piacere e lo donano a qualcun altro.
È perverso!? Non siamo qui a giudicare, nessuna etichetta di normalità o anormalità dovrebbe essere appicciata alle fantasie altrui, ognuno ha i suoi gusti e per fortuna il mondo è pieno di possibilità e il mare pieno di pesci di specie diverse!
Se praticato in un clima di consapevolezza e consensualità, il cuckolding, a quante pare, può essere davvero divertente!

Sai cosa dicono gli studi? Che gli uomini che praticano cuckolding nella posizione di esclusione dal rapporto sessuale, in realtà hanno una buonissima autostima! Quindi NO FEAR!

Se hai voglia di sperimentare questo genere di fantasia al telefono non esitare a chiamarci! Qui non si smette mai di conoscere, imparare e divertici. Troverai in noi delle complici con le quali poter giocare a fare il maschietto escluso, diventeremo le partner perfette in questo (nuovo) gioco tutto da conoscere.

Mia

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Il fetish dalla A alla Z

Il fetish dalla a alla z

addentriamoci nell’intrigante mondo del fetish

Passo dall’essere la ragazza della porta accanto alla vostra sexy professoressa perché in questo breve articolo farò un po’ di chiarezza sul termine fetish.

Sono sicura di aver catturato la vostra attenzione quindi che la lezione abbia inizio!

Feticismo tra sacro e profano

La linea tra sacro e profano, si sa, è molto sottile infatti la parola feticismo oltre ad indicare coloro che spostano l’attrazione sessuale da una persona ad una parte del suo corpo, ad un oggetto o ad un atteggiamento, fa anche riferimento ad una forma di religiosità primitiva fondata sul culto di beni materiali denominati feticci.
La podofilia o foot fetish (feticismo dei piedi) è la forma più conosciuta e diffusa, si stima che in Italia le persone ossessionate da questa parte del corpo siano almeno 3 milioni e io so che tra voi affezionati di Luxuryline ce ne sono tanti.

Quanti e quali sono i feticismi?

Ma quanti sono i feticismi? Ne sono stati riconosciuti ben 547, si avete capito bene, sono più di 500.

Vi riporto ora alcune delle pratiche fetish più curiose con le quali ho avuto modo di confrontarmi telefonicamente:

autoassassinofilia/ erotofonofilia: provare piacere sessuale nel rischio di essere uccisi e nell’uccidere;
crush fetish: eccitazione che scaturisce dal guardare un’altra persona che calpesta animali o oggetti;
emetofilia: godimento dato dal vomito;
infantilismo parafilico: desiderio di indossare il pannolino ed essere trattati come neonati;
lactofilia/maiesiofilia: feticismo legato alla maternità quindi al pancione e all’allattamento;
mascalania: in questo caso il feticcio sono le ascelle;
piquerismo: ricerca del piacere pungendo o tagliuzzando un corpo con oggetti appuntiti o affilati;
vorarefilia/; antropofagia: godere all’idea di essere mangiati o mangiare il partner in un solo boccone e cibandosi di carne umana.

Conoscevate di già alcuni di questi feticismi? Quale vi ha più colpiti?

Se volete che venga approfondita una di queste pratiche o altre che non sono state nominate scrivete a contattami@luxuryline.it

Per oggi la lezione è finita, chiudete il quaderno degli appunti, rilassatevi e liberate tutte le fantasie fetish chiamandoci, perché in buona compagnia tutto diventa più magico!

Alessia

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