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Tra stalloni e guardoni

Subito dopo aver accettato di entrare in un gruppo WhatsApp me ne pentii: odio ricevere il buongiorno da parte di mille persone, mille messaggi inutili, mille vocali. Eppure qualcuno, solo da come scriveva, attirò subito la mia attenzione e fui molto contenta di scoprire che avrebbe partecipato anche lui all’evento di Pasquetta.

Dopo un lungo e trafficato viaggio, finalmente io, L e V arriviamo al maneggio. Pensavamo di essere in ritardo e invece fummo i primi. Uno alla volta arrivarono anche gli altri: ragazze, ancora ragazze, un’altra ragazza e, finalmente, l’oggetto della mia curiosità. Cappello da cowboy, camicia di jeans e occhiali da sole, alto e palesemente muscoloso. No vabbè, salvatemi. Gli stringo la mano e ci presentiamo. Ha pure una bella voce. Silvia, ricordati cosa dice tua madre: se sono single c’è un motivo. No mamma, scusami, ma sto pensando a ben altro.

La giornata scorre dapprima un po’ timida, poi in modo dinamico e divertente, soprattutto perché io e P, il bonazzo, a quanto pare siamo molto intrattenenti. Ahimè, a un certo punto parte il karaoke time. Vorrei tagliarmi le vene ma, onde evitare shock ai presenti, decido di fare due passi tra i cavalli. Mi alzo e lui mi dice: “Posso dire che mi sto rompendo i coglioni?” Io gli dico che sono d’accordo e che sto proprio andando a fare un giro per quello. Incrociamo la proprietaria della tenuta, che ci chiede se vogliamo spazzolare il destriero rimasto da toelettare così lei può sbrigare una faccenda. Accettiamo e insieme ci dedichiamo al cavallo.

Chiacchieriamo di musica e anime mentre io passo la striglia e lui la brusca. Le nostre mani si sfiorano di tanto in tanto, passa dietro di me per scambiarci di posto, si ferma un istante alle mie spalle e resta un secondo di troppo, quel secondo che smuove in me un brivido di eccitazione. Lo guardo, gli sorrido e lui mi dice: “Scusa, ma hai un profumo troppo buono.” In quel momento ritorna la signora, pronta a sellarli e farci cavalcare come da programma della giornata.

Raggiungiamo gli altri, già pronti al recinto dell’arena, e a turno montiamo. Salgo in groppa a Lampo come se fosse la pratica più semplice del mondo. Sarà che ero già vagamente eccitata, ma il movimento ondulatorio del cavallo mi sta facendo bagnare e, con la scusa di stare ben eretta, premo maggiormente il mio inguine sul suo dorso. Per fortuna o purtroppo il tour finisce e la nostra ormai amata sciura chiede a me e P di aiutarla, visto che anche prima siamo stati così bravi. Brava tu, tu sì che ci vedi lungo.

“Che caldo”, esclama appena finito di dissellare anche l’ultimo animale. Si toglie la camicia, rimanendo in t-shirt, e me la lancia addosso. La annuso. “Mmm, anche tu hai proprio un buon profumo”, ribatto civettuola. Si avvicina per riprenderla. Mi appoggio al fianco di Sole — ti prego, stai buono — mentre lui blocca ogni via di fuga appoggiando le mani ai miei lati. “Questa cosa fa più drama che anime”, sorride e mi bacia.

Il cavallo nitrisce e scoppiamo entrambi a ridere. Mi volto per fargli qualche grattino e lo ringrazio mentalmente per il supporto. P, ormai evidentemente più infoiato di me, mi prende per i fianchi e si struscia contro il mio sedere, mentre la mia guancia si appoggia al manto vellutato. Inarco la schiena e lui si muove come se mi stesse scopando.
“Dai, così è uno spreco… non vorrai venire nei pantaloni? Io sono già fradicia.”
“No di certo, facciamo diventare questo drama un hentai!” Ci abbassiamo i pantaloni, mi metto a quattro zampe sull’erba e lui in ginocchio dietro di me, speriamo che il nostro guardone a quattro zampe non decida di scalciare, ma in questo momento mi farei sbattere anche da lui.

Mi allarga le labbra della figa con le dita e, dopo essersi accertato che fossi pronta, me lo spinge tutto dentro. Non l’ho visto ma deve essere davvero grosso, sento un leggero bruciore e questa sensazione mi fa venire voglia di essere scopata forte. “Dio! Sei uno stallone cazzo! È enorme, oh si, rompimi la figa, si così”. Mi fotte con la furia di un animale e io sto godendo così intensamente che devo mordere il colletto della camicia per Non gridare.
Lo squirt arriva violento e improvviso, gli bagno il membro e ops… Spero non i jeans. I suoi colpi diventano da profondi e rapidi a brevi e ritmati finché non lo ficca tutto fino in fondo e sborra.

Sento il liquido caldo che mi riempie, una sensazione meravigliosa che mi fa godere ulteriormente. Restiamo un po’ così per riprendere fiato, poi purtroppo lo sfila. Dolorante mi alzo e mi rivesto. Lo sbircio, ma si è già ricomposto.

“Ma volevo vederlo.”
“Magari la prossima volta, tipo venerdì se ci sei.”

Un gemito e un fruscio ci interrompono. Ci voltiamo ma non vediamo nessuno, solo dello sperma sul prato. Mi sa che il cavallo non era l’unico guardone.

Ciao girl Silvia