Diario di una resistenza fallita
Ci sono persone che ti colpiscono subito a livello fisico, e solo dopo a livello mentale. E poi ci sono persone che, al contrario, è proprio con il loro modo di parlare, di fare battute, di comportarsi, che acquisiscono una sensualità senza pari. Ed è esattamente ciò che mi è successo, per la prima volta nella vita, all’alba dei miei 38 anni.
Per me è sempre stata una questione di chimica immediata, quindi ritrovarmi in una situazione di tensione crescente è stato qualcosa di pazzesco. Ma andiamo con ordine.
Giorno 1
Ci siamo conosciuti in una vineria, dove era stata organizzata una serata di giochi di società. Dopo che un amico in comune ci ha presentati, non abbiamo più interagito fino alla fine della serata.
A quel punto si siede accanto a me e comincia a punzecchiarmi con battute costanti, anche un po’ caustiche. Ma io sono una persona molto autoironica e sto al gioco, divertendomi parecchio, probabilmente anche grazie ai fiumi di alcol.
Ci abbracciamo per salutarci, così come avevo fatto con le altre persone, e ci diciamo che ci saremmo rivisti presto. Insomma, le classiche cose convenzionali che si dicono senza reali obiettivi.
Giorno 2
Non ci sentiamo e non ci vediamo per giorni, giusto qualche frecciata nella chat di gruppo.
Ci intravediamo un pomeriggio al mare, tra l’altro con mia mamma presente, e questa situazione serve solo a sbloccare il messaggio privato che finalmente arriva. Non c’è un grande scambio, non c’è un grande dialogo, solo una sorta di promessa di vedersi per una pizza e la mia voglia di scoprire qualcosa di più su di lui.
Giorno 3
Finalmente si smuove qualcosa.
Quel giorno avevo proprio voglia di andare al mare, ma nessuno era disponibile… finché appare lui. Un po’ in privato, un po’ tramite il gruppo, ci accordiamo per vederci e andare alla Marina.
La giornata passa tranquilla, tra mille risate, finché dopo un meraviglioso tramonto, calando la notte, cala anche il tepore.
B dice di andare a prendere il giubbino in auto e io vado con lui.
Parliamo letteralmente per ore e, quando abbassa il sedile per stare più comodo, nella mia mente passano mille pensieri non propriamente casti. Vorrei accarezzargli il braccio e il petto e, perché no, anche la coscia, ma non faccio nulla, nonostante lui inizi a fare riferimenti alla sua erezione e a giocare in modo ambiguo con la mia bottiglia di birra vuota, infilando e sfilando il dito dal collo della bottiglia.
Mamma mia, quanto è difficile resistere.
Volevo mettermi a cavalcioni sopra di lui e baciarlo, ma dopo un lungo istante di esitazione e silenzio, alla domanda: “Andiamo a vedere il panorama oppure ti riporto a casa?”, scelgo la seconda opzione.
Giorno 4
La tensione cresce
Erano ormai passate le 22 e di certo non pensavo che sarei uscita. E invece, dopo una devastante giornata di lavoro, arriva il suo messaggio.
Cerco di farmi carina e indosso un abito-tuta nero con una profonda scollatura sul davanti.
In birreria mi accorgo di avere una gran voglia di stargli vicino, di sentire il suo corpo attaccato al mio. Ma faccio fatica a sbilanciarmi. Sì, gli sfioro la coscia con la mia, la spalla con la mia, lo tocco con la scusa di un’esclamazione, ma non riesco proprio ad andare oltre.
Rientriamo e ci fermiamo sotto casa mia a fare i cretini con il tastierino dell’apriporta, a ridere come due adolescenti.
Gli prendo la mano per guardargli gli anelli e vorrei leccargli le dita, sentirle scorrere sul mio corpo.
Mi dice di avere sete ma io, pessima padrona di casa, non lo invito a entrare e così, di nuovo, non accade nulla. Minchia, che figa di legno, direte voi. Eh… sì.
Giorno 5
Sono alla Grande Jatte, una festa vittoriana, con amici. Giriamo nel parco vestiti d’epoca e intanto continuo a scambiarmi messaggi con B, comportamento per me piuttosto inusuale, perché solitamente quando sono in compagnia tengo il telefono in borsa.
Messaggi e tempo sprecati, perché non ci raggiunge fino a mezzanotte, quando ormai siamo tutti cotti e metà della compagnia si è già ritirata. Non restiamo però da soli, bensì con altre tre signore. Beviamo, ridiamo e io mi metto decisamente a fare la gatta. Nonostante ci fosse ampio spazio sulla panca, restiamo attaccati e io mi decido finalmente ad accarezzargli la coscia. E la Madonna, capirai, direte voi… ma vi assicuro che per me è stato già tantissimo.
Praticamente ci buttano gentilmente fuori dal locale in chiusura e lui mi riaccompagna a casa, dove rimaniamo, come la sera prima, a parlare di cazzate, riducendo però sempre di più la distanza tra noi, finché siamo così vicini da baciarci.
È vero che sono passati un po’ di mesi da quando sono stata con qualcuno, ma diamine, avevo così tanta tensione sessuale accumulata che mi sembrava di esplodere. Gioco con il suo collo e lui mi fa intendere che è un suo punto molto sensibile, e io ne approfitto, convinta che mi sarei fermata lì.
Avendo capito che la scusa dell’aver sete non funziona per salire, mi dice che gli scappa la pipì e che fare? Mica posso far sporcare i vicoli del centro storico per colpa mia. Lo faccio salire, sempre convinta che non sarei andata oltre. Non ci credete neanche voi, vero? Ma ci ho provato, vi giuro.
Esce dal bagno e si siede sul mio letto. Continuiamo a baciarci e io a stuzzicarlo, tamburellando sulla sua cintura e facendo scorrere i polpastrelli sotto i pantaloni. Non so esattamente come sia successo, ma mi sono ritrovata con il suo cazzo in mano e… glielo ho succhiato a lungo, anche se con corsetto e crinolina non ero propriamente comoda. Sciolgo i lacci, separo la sottogonna, tolgo il vestito e la lady rimane in sottoveste. Quanti, però, possono dire di essersi fatti fare un pompino da una dama vittoriana?
Mi metto a cavalcioni su di lui, esattamente come avrei voluto fare in auto, cercando di non muovermi troppo per evitare di eccitarmi e quindi arrivare all’amplesso. Ma… emh… non è servito a nulla.
Eliminato anche l’ultimo indumento e le mutandine, mi sdraio, divarico le gambe e mi faccio penetrare. Piano piano entra e, dopo avermi allargata per bene, il ritmo aumenta.
L’attesa ne è assolutamente valsa la pena e, cosa che mi rende ancora più felice, poco dopo mi fa girare e mi mette a pecorina. Mi godo ogni colpo, lasciandomi andare a gemiti non proprio adatti all’orario, ma voglio solo vivermi il momento.
Sto per venire e, sinceramente, non vedo l’ora di sentire anche il suo orgasmo, ma un incidente sotto casa ci blocca. Nella mia testa partono mille maledizioni. Già immaginavo dove mi avrebbe sborrato e invece…
Aspetto con ansia il Giorno 6. Anche perché, purtroppo, nel frattempo era arrivato per me l’orario di andare in aeroporto.
Lady Marcy