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La storia dei film porno: dal precinema ai giorni d’oggi

Dall’immagine alla settima arte

Prima che il cinema diventasse un tempio buio con file di poltrone rosse, l’erotismo aveva già imparato a farsi strada tra immagini e meccanismi ottici. Dagherrotipi, fotografie ottocentesche, stampe proibite: il sesso è sempre stato un early adopter della tecnologia. Dove arriva una nuova invenzione, poco dopo arriva anche qualcuno che decide di usarla… senza vestiti. La vera avanguardia, spesso, non indossa nulla.

Quando il cinematografo muove i primi passi, tra fine Ottocento e inizio Novecento, il desiderio non resta a guardare. Nascono così i stag film: brevi pellicole mute, artigianali, spesso girate senza nomi né titoli, proiettate in contesti privati e rigorosamente maschili. Nessuna pretesa artistica, nessun simbolismo: il corpo è protagonista assoluto, la trama un optional. Il porno entra nella settima arte in punta di piedi, ma con una naturalezza disarmante. Come se fosse sempre stato lì ad aspettare. E, a dire il vero, non aveva nessuna intenzione di andarsene.

Come ha scritto Linda Williams:
“La pornografia non è un’eccezione al cinema, è una delle sue verità più ostinate.”

Anni Sessanta e Settanta: tra rivoluzione sessuale e censura

Negli anni Sessanta il mondo cambia pelle. Arriva la rivoluzione sessuale, la pillola anticoncezionale, la messa in discussione dei ruoli tradizionali. Anche il porno si fa più audace, più consapevole, a volte persino politico. In Europa, soprattutto nei paesi nordici, compaiono film che parlano apertamente di sessualità, spesso mascherati da opere educative o sociologiche. Una strategia elegante per dire: stiamo parlando di sesso, ma con una bibliografia in fondo.

Negli anni Settanta esplode il porno chic. Il porno entra nei cinema “veri”, viene recensito, discusso, osservato con curiosità anche da chi normalmente arrossisce. È la Golden Age of Porn. Film come Gola profonda (Deep Throat, 1972) diventano casi culturali internazionali (sul Luxury Express podcast potete trovare una puntata interamente dedicata a questo film), insieme a titoli come Behind the Green Door. Per un breve periodo il porno sogna di diventare cinema d’autore. E per un brevissimo periodo, il cinema d’autore finge di non offendersi.

Andy Warhol, come sempre più avanti di tutti, disse:
“Il porno è la vita privata dell’America proiettata in pubblico.”

Ma mentre il desiderio si prende la scena, la censura reagisce. In Italia e in molti altri paesi i cinema a luci rosse vengono chiusi, sequestrati, riaperti. Il porno diventa un simbolo ambiguo: libertà per alcuni, scandalo per altri. Guardato di nascosto, discusso apertamente. Un classico: ciò che si condanna di giorno, si consuma la notte.

Dopo gli anni Ottanta: dalle videocassette all’avvento di Internet

Gli anni Ottanta cambiano tutto con un gesto semplice: premere play. Le VHS portano il porno nelle case, lontano dagli sguardi giudicanti. Non serve più il coraggio di entrare in una sala: basta un videoregistratore. Il porno diventa privato, seriale, domestico. Meno rituale, più consumo. Più accessibile, meno mitizzato. Anche meno glamour, ma la comodità vince quasi sempre.

Negli anni Novanta arriva Internet e a quel punto la pornografia fa quello che ha sempre fatto meglio: occupa il nuovo spazio prima di chiunque altro. Nascono i siti, lo streaming, poi le cam girl, le performer indipendenti, le piattaforme dove il desiderio si costruisce su misura. Accanto ai video proliferano anche le linee erotiche, prima telefoniche e poi digitali, dove la voce diventa corpo e l’immaginazione fa il resto. Perché il porno, quando vuole, sa essere anche minimale. E tremendamente efficace. A volte basta una frase detta bene, al minuto giusto.

Brian McNair lo riassume così:
“Internet non ha inventato la pornografia. Le ha semplicemente tolto ogni limite.”

Oggi il porno è ovunque: nei linguaggi visivi, nei social, nella cultura pop. È frammentato, personalizzato, spesso autoprodotto. Ma è anche sotto osservazione: consenso, rappresentazione, etica, potere. Il porno non è più solo eccitazione. È discorso, identità, politica del corpo. E ogni tanto, ancora, puro intrattenimento.

Evoluzione continua

Dalle immagini tremolanti del precinema ai pixel dell’alta definizione, la pornografia non ha mai smesso di trasformarsi. Ogni cambiamento tecnologico ha portato con sé un nuovo modo di guardare, desiderare, consumare. E ogni tentativo di censura ha solo reso il porno più creativo, più laterale, più ostinato. Il desiderio, quando trova un muro, di solito lo aggira.

Il porno non è mai stato fermo. Cambia forma, linguaggio, piattaforma. Ma resta fedele a una sola cosa: il desiderio umano, con tutte le sue contraddizioni. Imbarazzante, eccitante, a volte scomodo. Proprio per questo, inevitabile.

Alessia